«Bullismo? Reati da denunciare. Sempre»
L’analisi del fenomeno di Musone, docente di Diritto, dopo gli episodi avvenuti anche nel Modenese
«Non si può più parlare di bullismo, il bullismo non esiste più, i minori commettono reati gravi e con il buonismo si fa un gran danno anche a loro».
Le continue aggressioni agli insegnanti da parte di alunni, di loro genitori e amici richiamano i recenti episodi che hanno visto coinvolte anche le scuole modenesi, dal lancio del cestino sulla professoressa di Mirandola, alla testata data a un supplente in una scuola di Modena e tanti altri episodi extrascolastici con minori come protagonisti. Di fronte all’escalation in molti si chiedono se ci sia eccessivo buonismo. Maria Giovanna Musone è docente di Diritto, avvocato a Torino. E’ membro del direttivo dell’Apidge, l’Associazione professionale insegnanti discipline giuridiche ed economiche ed è firmataria, con Camilla Sgambato, di un progetto di modifica della procedura penale minorile, con la quale si chiede di abbassare a 12 anni la soglia per l’imputabilità.
Professoressa, cosa possono fare i docenti e i dirigenti in caso di aggressione?
«l datore di lavoro, l’Ufficio scolastico e il Miur hanno l’obbligo di tutelare la salute fisica e psichica e la sicurezza dei lavoratori. Quando succedono queste cose ci sono dei reati sia da parte dei genitori, sia da parte dei ragazzi. Occorre denunciare, anche per prevenire la ripetizione degli eventi, che vanno sanzionati dai magistrati».
Il docente aggredito deve rivolgersi alle forze dell’ordine?
«Ci vuole la sua denuncia ma anche quella della scuola. Certo, dev’esserci un minimo di accertamento, poi nel caso dovrà denunciare. La prima cosa che deve fare il docente è chiamare la polizia. Il docente è un pubblico ufficiale ed è tenuto a denunciare. Se è vittima di un’aggressione dovrà andare al pronto soccorso e farsi fare subito dal dirigente una relazione di servizio dettagliata sui fatti e il dirigente non potrà non denunciare».
Sicuramente lo fa. Magari talvolta si è animati dal desiderio di proteggere da traumi processuali ragazzi così giovani.
«I docenti non capiscono che così facendo non fanno il bene dei ragazzi, che così entrano in confusione. Il perdono insegna quando sono episodi sporadici e non gravi, quando non si tratta di reati: in questi casi possiamo pensare a un perdono educativo. Ma quando c’è aggressione il reato va denunciato. Solo così il ragazzo capisce che ha fatto una sciocchezza e che deve stare attento in futuro».
Si parla bullismo per identificare le aggressioni. E’ un termine appropriato?
«No. Il bullismo non c’è più, ci sono i reati. Il bullismo non è reato, ma i reati ci sono. Prima concepivamo il bullismo come derisione, ora non facciamo più caso alle derisioni, si passa alla commissione di reati: aggressioni, violenze, stalking, ho avuto tanti casi di molestie sessuali tra minori. Ma se non si cambia la procedura non serve a nulla. Noi avvocati siamo tremendi perché giustamente facciamo valere i diritti dei rei. La legge consente di fare poco. Vanno riviste tutte le sanzioni da dare ai minori infraquattordicenni e anche ai minori sotto i sedici anni».
Le scuole sono invase da progetti sulla legalità. Funzionano?
«Questi progetti sono dei sassolini che si perdono nel mare del sapere offerto dalla scuola. Serve un docente specializzato che dia sistematicamente indirizzi sui comportamenti. Se parli di etica ai ragazzi non serve a nulla, ma se parli dei riflessi giuridici di certi comportamenti fai loro del bene prevenendo i reati. Come avvocato mi trovo talvolta con dei ragazzini che mi dicono che non sapevano che quel comportamento fosse un reato. I ragazzi hanno bisogno di istruzione sulla legalità, non di informazione. Devono sapere che cosa sia un reato e che cosa sia una pena».
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