Un teatro che vuole tornare a risplendere
Mirandola. Progetto da ultimare e cinque milioni di cantiere: nel 2021 il “Nuovo” sarà tutto riaperto
MIRANDOLA. La ricostruzione passa anche dalla cultura. Martoriato dalle scosse sismiche del maggio 2012, il teatro di piazza Costituente potrebbe presto conoscere una nuova vita. Il 2018 è stato indicato dall’assessorato all’Urbanistica come l’anno per l’affidamento dei lavori. La parola chiave per il futuro del luogo è polifunzionalità, ma occorrerà pazienza. Salvo imprevisti, la conclusione dei lavori è attesa nel 2021. Serviranno dunque almeno tre anni e una cifra significativa (quattro milioni e 758mila euro), ma la ferita inflitta dai due terremoti si potrà chiudere. Una ferita la cui ampia cicatrice è visibile anche all'esterno, nell’impalcatura posta sulle pareti in fondo al teatro. È il luogo in cui i danni sono maggiori, in prossimità del proscenio e i camerini. L’opposto del foyer e del punto informativo, già agibili. Una volta concluso, il progetto esecutivo sarà sottoposto al parere della Regione. Si conoscerà in queste fasi se almeno le due parti aperte al pubblico potranno restare tali o se si dovranno chiudere del tutto le porte durante i lavori. Sarebbe una momentanea battuta d’arresto per gli eventi culturali, riorganizzati a Mirandola in forme diverse (mostre incluse), costituendo una nuova sfida sulla ricerca di spazi alternativi. Tuttavia, sarebbe la conclusione di un percorso in salita durato oltre quattro anni e che potrebbe essere ancora a metà. Il 20 dicembre 2013 fu affidata la progettazione per il recupero del teatro. Un’operazione a cui concorreranno diversi esperti: architetti come Adriano Lazzari (per la progettazione architettonica) e Michele Maini (coordinatore per la sicurezza nelle fasi di progetto ed esecuzione) e Michela Di Leva (responsabile unico del procedimento); ingegneri come Mario Florini, addetto alla progettazione strutturale; periti industriali come Pompilio Zambonini (incaricato della progettazione degli impianti); consulenti come Gianoberto Gallieri (interrogato sul progetto di restauro). Per il progetto preliminare sono occorsi quasi due anni. Avviato il 3 gennaio 2014, s’è concluso il 22 ottobre 2015. La Regione lo ha esaminato, approvandolo il 4 febbraio 2016. Gli esperti sono quindi tornati al tavolo per mettere nero su bianco il progetto definitivo, concluso il 5 luglio di due anni fa. I disegni sono stati sottoposti al parere della Soprintendenza per i beni culturali. Il 29 maggio 2017 è giunto il nuovo via libera, poi l’8 giugno è stata posta la firma per approvare il progetto definitivo. I lavori di progettazione non sono conclusi. Il 12 giugno 2017 sono partiti gli studi per il progetto esecutivo. Una volta concluso, andrà sottoposto ancora al parere della Regione. A quel punto potrà partire la gara d’appalto per l’affidamento dei lavori, preludio ai cantieri.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
