Gazzetta di Modena

Modena

Il Menu

“Zucarein”, gran finale del pranzo di nozze

di MIRIA BURANI
“Zucarein”, gran finale del pranzo di nozze

“A me spòs tra avrìl (aprile) e mai”, era la risposta che lo scapolo, poco incline alla vita coniugale, giocando sull'assonanza dialettale di "maggio" e "mai", rispondeva a chi gli chiedeva quando...

3 MINUTI DI LETTURA





“A me spòs tra avrìl (aprile) e mai”, era la risposta che lo scapolo, poco incline alla vita coniugale, giocando sull'assonanza dialettale di "maggio" e "mai", rispondeva a chi gli chiedeva quando avesse convolato a giuste nozze.

Archiviata la Quaresima, con le feste di Pasqua alle spalle, nel mese di aprile iniziava il periodo dedicato ai matrimoni. I preparativi iniziavano per tempo e prevedevano feste e pranzi memorabili, un gran "nòz e strangòz" dove era un piacere essere invitati. Nel caso di seconde nozze o di età avanzata degli sposi, invece gli interessati cercavano di ritardare il più possibile l'annuncio delle nozze, in modo da non permettere ad amici, parenti e compaesani, di organizzarsi per la famigerata "maitineda". Naturalmente non era semplice tenere nascosta la data dell'evento. Così, immancabilmente, la sera prima delle nozze, tutti scendevano in strada e formavano un lungo corteo di carri e calessi suonando corni, fischietti, trombe, ma anche strumenti più rudimentali come padelle, coperchi, bidoni. Il tutto accompagnato da grida e schiamazzi, con obbligatorio passaggio sotto la casa degli sposi. Questa rumorosa manifestazione di gioia e sfottìo poteva essere ripetuta anche per più sere prima del matrimonio. Spesso venivano coinvolti anche gli stessi futuri sposi, che dovevano far buon viso alle prese in giro. Poi, finalmente, celebrate le nozze, la vita coniugale poteva avere inizio nella tranquilla pace domestica.

Il pranzo di nozze era solitamente preparato dalle mamme e dalle zie, con largo impiego di animali da cortile, di prodotti della terra tipici della zona. Non potevano mancare i tortellini rigorosamente in brodo di cappone.

Le portate previste erano comunque tante e per tutta la settimana precedente la cerimonia si lavorava a pane, minestre, secondi, contorni e dolci. Una attenzione speciale veniva riservata alla torta nuziale, la cui dimensione sottolineava il livello economico e sociale degli sposi. Soprattutto nelle famiglie più abbienti, la torta era decorata con abbondanti strutture di croccante, con il quale si formavano guglie o torrette ed a volte sembravano vere e proprie chiese o castelli, all'interno dei quali venivano nascosti dei volatili. Al momento del taglio della torta e della rottura del croccante, potevano librarsi in aria una colomba, o un canarino, o un passerotto. E alla fine della cerimonia c'era il rito della distribuzione degli zuccherini, i "zucarein", considerati, soprattutto nelle zone di montagna, il vero e proprio dolce di nozze, tanto che in alcuni casi sostituivano in tutto per tutto i confetti, tanto che per chiedere a quando il matrimonio era comune dire "quand fèt i zucarein?".

Per prepararli occorrono farina, zucchero, uova, lievito per dolci, burro, semi di anice e liquore all'anice. La pasta che si deve ottenere ha la stessa consistenza della pasta frolla e con essa si formano delle ciambelline che devono essere cotte in forno, lasciate poi raffreddare e quindi ricoperte con una glassa bianca di zucchero.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google