Gazzetta di Modena

Modena

«Le Fonderie altrove o per la Madonnina non ci sarà futuro»

«Le Fonderie altrove o per la Madonnina non ci sarà futuro»

L’assessore capisce le perplessità del Comune di Nonantola: «Dialogo aperto, ma l’area ottimale è quella di Navicello»

5 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Tecnicamente sono dieci chilometri, ma la strada potrebbe anche essere parecchio più lunga: l’ostacolo principale sono i soldi - per concretizzare tutto ne serviranno parecchi - ma da sistemare ci sono anche altre cose, a partire dalle comunicazioni con Nonantola, che nei giorni scorsi ha sollevato diverse perplessità sul progetto Fonderie.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.16715902:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/coop-fonderie-via-dalla-madonnina-ok-ma-vogliamo-restare-a-modena/91348/91935]]

Dei dieci chilometri che dividono via Zarlati da Navicello, sito attuale e sede futura delle Fonderie cooperative di Modena, da tempo al centro di un’aspra polemica legata agli odori e alle emissioni dell’impianto, è l’assessore all’Urbanistica e alle Aree produttive del Comune di Modena Anna Maria Vandelli, che martedì in commissione Seta presenterà lo studio sulla valutazione ambientale che ha portato la giunta a individuare l’area al confine con il territorio di Nonantola. 
 
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.16714368:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.16714368:1650057570/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
 
 
Assessore, partiamo proprio da Nonantola: il sindaco Nannetti lamenta problemi di comunicazione tra i due Comuni… 
 
«Da parte nostra c’è la massima disponibilità a fare subito gli stessi passaggi informativi che stiamo facendo in commissione anche con i Comuni più interessati, ovvero Nonantola, Bomporto e Bastiglia. E’ vero che è già previsto il loro coinvolgimento formale con l’apertura della Conferenza dei servizi, ma questo avverrà più avanti, quando avremo il progetto dell’azienda. Per ora, fuori dai meccanismi formali, ho voluto informare del percorso le amministrazioni, incontrandole. E le incontreremo ancora: credo sia importante, infatti, condividere fin da subito il percorso che porterà alla chiusura delle Fonderie in via Zarlati e alla costruzione di un nuovo stabilimento, più moderno e con le migliori soluzioni tecnologiche, potendo intervenire ex novo e non su una struttura esistente che pone limiti tecnici, quindi qualcosa di completamente diverso rispetto all’attuale della Madonnina». 
 
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.16689727:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2018/04/08/news/fonderie-a-navicello-nonantola-non-ci-sta-1.16689727]]
 
A proposito di meccanismi formali, ricordiamo gli ultimi passaggi in vista della delocalizzazione.
 
«In dicembre il Consiglio ha votato all’unanimità il protocollo d’intesa che prevede delocalizzazione, chiusura dell’attuale stabilimento entro gennaio 2022, riqualificazione ambientale e rigenerazione urbanistica dell’area attualmente sede degli impianti. Sono tre aspetti strettamente connessi, e dunque non possono essere affrontati separatamente. La situazione della Madonnina non si risolve solo chiudendo l’attuale stabilimento: occorre evitare che la cooperativa cessi l’attività a Modena per diverse ragioni. La prima è che le Fonderie sono un pezzo importante della filiera del sistema economico locale; la seconda è che l’impresa offre occupazione per un centinaio di persone, alle quali bisogna aggiungere l’indotto; la terza è che solo una proprietà sana può garantire al meglio la bonifica dell’area in seguito all’interruzione dell’attività in via Zarlati». 
 
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.16675778:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2018/04/06/news/madonnina-ancora-odori-raffica-di-segnalazioni-1.16675778]]
 
Trasferimento e bonifica dell’area di via Zarlati sono strettamente connessi, insomma… 
 
«Il percorso che stiamo attuando non è solo un fatto formale, ma comporta costi, e parliamo di notevoli risorse finanziarie e di incentivi del pubblico: in particolare, il Comune si è impegnato a favorire un’acquisizione dell’area a costi contenuti e alla valorizzazione dell’area attualmente occupata. Solo così, avendo ben presente la visione della città e le dinamiche complesse da attivare per la sua trasformazione, possiamo assicurare l’effettiva rigenerazione di un’area nel cuore di un quartiere ormai prevalentemente residenziale. Quello che serve, insomma, è una visione complessiva del problema e della città e non semplici scorciatoie».
 
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.15988821:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2017/10/15/news/modena-fonderia-si-sperimenta-filtro-anti-odori-1.15988821]]
 
E chi pensa solo alla chiusura di via Zarlati? 
 
«Se qualcuno ha in mente solo quell’obiettivo, sappia che determinerebbe le condizioni di un fatto certo: la cessazione traumatica di un’azienda, che porterebbe all’abbandono per anni dell’area oggi utilizzata dalla fonderia, un’area che diventerebbe ben presto un catalizzatore di degrado con un “contagio” che arriverebbe ben oltre la linea della Diagonale. Dobbiamo lavorare, invece, per trasformare la chiusura in un’opportunità per la rigenerazione del quartiere, dandoci da fare insieme all’azienda per intercettare risorse europee e regionali, progettare una valorizzazione dell’area che tenga conto delle sue relazioni con l’infrastruttura della Diagonale… insomma, dobbiamo avere uno sguardo largo e lungo. Ciò che succederà nell’area di Navicello, quindi, è strettamente connesso con la rigenerazione della Madonnina. L’azienda deve presentare progetto e piano finanziario (siamo nell’ordine di 30 milioni di investimento) per uno stabilimento che avrà caratteristiche completamente diverse da quelle attuali, più simili a quelle di altre fonderie già attive a Modena senza suscitare problemi, anzi anche più avanzate dal punto di vista tecnologico. Prima di tutto: con alimentazione elettrica e non a carbone. E poi non è detto che svolga tutte le funzioni attuali, questo lo deve dire l’azienda». 
 
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.15110149:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2017/03/30/news/fonderie-per-arpae-emissioni-regolari-1.15110149]]
 
Tornando alle perplessità del sindaco Nannetti, c’è la questione viabilità sull’asse della Nonantolana. 
 
«Sicuramente il nodo della viabilità andrà risolto lavorando per non appesantire ulteriormente la Nonantolana e realizzando i collegamenti necessari con la Panaria. Ma non è che le Fonderie apportino alti flussi di traffico: i carichi sono nell’ordine di qualche unità al giorno, mentre per i lavoratori si prevede anche un potenziamento del trasporto pubblico e una qualificazione dell’attraversamento in corrispondenza con strada Fossa Monda. Il carico della Nonantolana è frutto soprattutto di una programmazione urbanistica che ha potenziato i comuni limitrofi cresciuti in relazione alla città in modo sbilanciato, mentre Modena rimane polo produttivo e di servizi. Occorre dunque costruire un’alternativa vera all’auto: non è facile, perché riguarda l’organizzazione della vita, scelte e opportunità».
 
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.15094640:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2017/03/27/news/madonnina-caso-fonderia-ettera-appello-al-comune-aria-che-brucia-occhi-e-gola-dei-nostri-bimbi-1.15094640]]
 
Al Navicello sono previsti altri interventi?
 
«All’area di circa due ettari interessata dall’insediamento industriale, che verrà collocata in modo da realizzare la maggior distanza possibile dai nuclei abitati, verranno aggiunte ulteriori porzioni del territorio, con l’obiettivo non di urbanizzarle, ma di realizzare l’invarianza del valore ambientale. Un’invarianza che è valore in sé, ma che andrà a valorizzare i nuclei abitati esistenti. Significa che quasi due ettari saranno destinati a una dotazione ambientale che vada non solo a valorizzare le preesistenze, ma anche a creare un’effettiva barriera. La dotazione come fattore di integrazione dell’azienda in un contesto verde: un cambio di passo per le nostre aree produttive, che sono fortemente impermeabilizzate e con dotazioni di verde spesso residuali». 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google