Mazzette per i morti, condannata
Due anni e 10 mesi per tentata concussione alla necrofora. L’Usl dovrà risarcire
Tentata concussione. È questo il reato per il quale una necrofora 53enne dell’ospedale di Baggiovara è stata ieri pomeriggio condannata in tribunale a due anni e 10 mesi, una pena maggiore rispetto a quella di un anno e 6 mesi che aveva richiesto il pm Sighicelli. La donna è stata interdetta per 10 mesi dai pubblici uffici e, fatto questo importante, pure l’Usl è stata condannata in solido con lei al risarcimento della parte civile. La vicenda parte da un esposto relativo alle attività della donna nel 2010, su cui sui i era focalizzata l'indagine della Procura. Mazzette per i morti, in sostanza: la donna, quando lavorava all’ospedale di Baggiovara avrebbe suggerito ai parenti dei deceduti alcune agenzie di pompe funebri “fidate” o che avrebbe fatto in modo di farsi dare soldi per accelerare le operazioni di pulizia e vestizione dei defunti. La parte civile, rappresentata dall’avvocato Roberto Chiossi, era costituita da Gianni Gibellini e dal Consorzio Cofim che avevano svelato la procedura illegale che sarebbe avvenuta a lungo nelle sale della camera ardente. Un’accusa basata su un solo caso concreto ma che avrebbe prodotto un danno ingente nel tempo. Infatti, la parte civile ha chiesto un risarcimento di 82mila euro per mancato guadagno. Il calcolo è stato fatto considerando quanti funerali hanno svolto le agenzie Cofim nel periodo in cui la necrofora lavorava rispetto la totale delle pratiche e poi è stata fatta la differenza tra il periodo precedente e quello successivo al suo allontanamento. Per anni, secondo l’accusa, la donna avrebbe preso denaro per “indirizzare” i parenti delle persone appena defunte a scegliere questa o quella agenzia per il funerale. E se l’affare andava in porto, a lei spettava una quota dall’agenzia “amica” che variava da 50 a 100 euro. Anche la vestizione sarebbe stata oggetto di solleciti in euro per accelerare le pratiche.
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