Modena, atelier, rabbia e lambrusco Il M5S prepara la “spallata”
Parte da via Giardini il laboratorio per costruire il programma per le comunali. Voglia di impegno e di guidare il Municipio. A fine maggio la festa a Formigine
MODENA. C’è Francesco, che un dubbio ce l’ha: «Ma io lo devo dire che sono nonno?». E quando scopre che sì, lo deve dire, apre il libro: ha anche figli (quattro), e segue il movimento dagli albori, quando tutto partiva dal blog di Beppe e dai meet up. «Adesso però è arrivato il momento di vedere le facce che abbiamo, e magari di mettere insieme un programma per governare la città».
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UNA VOLTA CON IL PD. Di facce da vedere, al civico 464 di via Giardini, ce ne sono più di cinquanta: facce di insegnanti di mezza età, facce di imprenditori in giacca e cravatta appena arrivati dal lavoro, facce di operai marocchini con la laurea in tasca. Persone con poche cose in comune, a parte una, che vale per molti di loro: hanno votato Pd o i suoi “antenati”, rendendosi poi conto che le cose non andavano.
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È qui, in un atelier del Direzionale 70 preso in affitto, che una sera di metà aprile il Movimento 5 Stelle di Modena prende la rincorsa per sfidarlo di nuovo, quel Pd che quattro anni fa i pentastellati portarono al ballottaggio, con la consapevolezza che nel 2019 potrebbe succedere di tutto. Almeno a giudicare dal passaggio politico di buona parte dei cittadini che giovedì sera, per il primo appuntamento del ciclo “M5S al lavoro sul programma per Modena”, si sono presentati al Direzionale per dire basta al dominio modenese del Pd.
DELUSIONI E SPERANZE Così, nel piano interrato di uno showroom dal look industrial-chic che farebbe invidia alla Leopolda, i nuovi sostenitori del movimento - o meglio, molti di loro lo sono da un po’, ma ora hanno deciso di metterci la faccia - si raccontano e raccontano le loro delusioni e aspettative politiche. La disposizione è a cerchio, in modo che ognuno, presentandosi e illustrando le proprie idee, possa guardare tutti gli altri, mentre al grande tavolo di vetro - a disposizione ci sono acqua, tè freddo e Lambrusco - ci sono i “big” modenesi, i consiglieri Marco Bortolotti, Elisabetta Scardozzi e Luca Fantoni. Ma la serata è dedicata soprattutto a chi si è appena avvicinato al movimento: «Sono emozionato - sorride un altro nonno - non sono abituato a parlare in pubblico. Ma ho visto troppo cose che non approvo, e quindi voglio fare qualcosa».
CI SONO I GIOVANI. Tra i più giovani c’è Yari - «con il tempo il movimento ha dimostrato di essere l’unica forza politica in grado di ascoltare» - mentre tra quelli di mezza età c’è Marcello, imprenditore nel settore tessile: «Ho sempre seguito Grillo - spiega - e mi sono sempre riconosciuto nella sua incazzatura».
Tra le donne c’è l’insegnante Mary, che si è emozionata «fin dalle prime riunioni, nel 2013», mentre Franca ha sempre votato Pd, «ma con le ultime elezioni, seguendo Di Battista, mi si è aperto un mondo: il movimento mi ha riacceso una passione politica che credevo spenta».
In sala c’è anche un operaio marocchino con laurea di Economia: «Ho scoperto il movimento via internet - spiega - e questa curiosità mi ha spinto a metterci la faccia». Dall’atelier di via Giardini, insomma, sono partite le grandi manovre per provare a prenderlo veramente, il Comune di Modena.
E C’È ANCHE LA FESTA. Nel frattempo, il movimento si cimenterà con la sua prima festa provinciale, che sarà organizzata nel fine settimana 25-27 maggio a Formigine: preludio alla candidatura a sindaco del parlamentare uscente Michele Dell’Orco? In attesa della risposta, la chiusura della serata tocca al primo modenese che ha portato il Pd al ballottaggio: «Mi fa piacere vedervi in tanti - commenta Marco Bortolotti - perché la cosa che più ricordo di questi anni sono i visi delle persone che ci hanno aiutato. Io sono soddisfatto, perché fare il candidato sindaco a Modena e andare al ballottaggio è una delle cose più belle che ci possano essere: l’anno prossimo ci sarò ancora, a fianco del nostro candidato che questa volta vincerà anche al secondo turno».
Luca Gardinale
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