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Montecreto-Lama: la sinistra spinge per fondere i Comuni

Montecreto-Lama: la sinistra spinge per fondere i Comuni

«Difficoltà e differenze sanate dai contributi economici» Ma il centrodestra resiste: «Inadeguato lo studio di Poleis»

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MONTECRETO . Sala consiliare gremita giovedì a Montecreto nel primo incontro organizzato dal Comune per parlare dell’ipotesi fusione con Lama Mocogno sulla base dello studio di fattibilità elaborato dagli dallo studio Poleis.

Nella loro analisi, Andrea Piazza e Beppe Rovatti hanno dato parecchi elementi su cui riflettere, mostrando Montecreto (930 abitanti) e Lama (2.700) tra affinità e differenze. Sono entrambi paesi montani in calo di popolazione, con prevalenza di anziani e un reddito medio tra i più bassi della provincia (16.145 euro euro Montecreto, 17.032 Lama).

La differenza più interessante è forse quella tributaria: Lama si distingue per un’aliquota Irpef più alta (è progressiva, a Montecreto è unica). Uniformarla al ribasso costerebbe 85-100mila euro. Sull’Imu è viceversa: più alta a Montecreto, e se si vuole abbassarla al livello di Lama bisogna sacrificare 150mila euro. Poi c’è il fattore debito: è di circa 2,5 milioni per entrambi, ma a Lama ricade in 964 euro pro capite, a Montecreto in 2.641.

«Le disparità economiche sono comunque facilmente livellabili – ha detto Rovatti – tenendo conto che avreste 780mila euro di contributi per dieci anni».

Poi aumenterebbe il personale, l’apertura uffici, diminuirebbero le spese di segreteria e si potrebbero sostituire i pensionamenti: «Soprattutto potremmo guardare al futuro senza limitarci a navigare a vista – ha rimarcato il sindaco Leandro Bonucchi – aumentando di 1/5 la capacità di fare investimenti. Non c’è nulla di deciso, lo ribadisco: questa è solo un'opportunità che un’amministrazione seria vi doveva far conoscere. Lo faccio a fine mandato, e lo so di mettermi in gioco per un’eventuale rielezione. Ma non mi interessa, prima viene la comunità».

Che si è espressa con gli ex sindaci. Quelli di centrosinistra a favore: «Non vedo stravolgimenti – ha detto Marco Ladurini (1995-99) – se i cittadini ci stanno, io dico di andare avanti il più in fretta possibile, prima che la fusione ce la impongano dall’alto senza contributi».

«Se aspettiamo ancora rischiamo di arrivare lunghi – ha commentato Luciano Beccati (1999-2009) – non dobbiamo temere: non perderemo identità».

Critici invece quelli di centrodestra: «Io non sono contrario alla fusione, ma potevamo fare uno studio più ampio, non solo con Lama - ha evidenziato Cesare “Valter” Mucci (1985-91) – tornando magari all’idea di un ente unico del Cimone come lasciava presagire la vecchia Comunità Montana dell'Alto Frignano, che è stato scellerato sciogliere a fini anni '70».

«Andava fatto uno studio esplorativo su tutto il Frignano per evidenziare l’opportunità migliore – ha rimarcato Maurizio Cadegiani (2009-2014) – perché Montecreto e Lama sono completamente disomogenei: lo dico da abitante di Lama che lavora a Montecreto e ben conosce i contesti. Unirsi con Lama vuol dire affossare per sempre la fusione con chi ci è simile davvero, attorno al Cimone. Io voterò no perché voglio troppo bene a Montecreto e Lama».

«Non è vero, una fusione oggi non ne pregiudica un’altra domani», ha ribattuto il consigliere Lorenzo Bartolini.

Daniele Montanari

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