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Una vita segnata dal male oscuro

Una vita segnata dal male oscuro

Moglie, figli, azienda, ma Pierluigi stava soffrendo anche la perdita della madre

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MEDOLLA. Pierluigi soffriva in silenzio, da tempo. Da almeno vent’anni, fin da quando abitava verso Villafranca, e cadde dalla terrazza del primo piano della casa dove viveva con la famiglia, procurandosi serie fratture.

Il male oscuro che lo affliggeva, e che lo costringeva alle cure dei medici cui era ricorso anche di recente, non gli aveva impedito di seguire il lavoro. E sua madre Giovannina, che i coniugi Garutti tenevano con loro, in via Brescia 2. Una assistenza quotidiana, continua, amorevole ad una persona inferma a letto. Fino ad un mese fa, quando la anziana donna, a 90 anni ampiamente passati, si è spenta. Un dolore in più, un vuoto che era nel destino ma che Pierluigi ha evidentemente sofferto.

Lo distraeva l’impegno in azienda, la S.N. di San Felice, dalle iniziali della moglie Nadia, specializzata in un complesso e articolato recupero di materiali di scarto, dalle macellazioni agli oli, che venivano poi puntualmente e rigorosamente conferiti alla Ingra Brozzi di Concordia. Un impegno meticoloso, che ogni giorno Pierluigi affrontava di buon ora con gli altri dipendenti dell’azienda, sempre dopo aver fatto fare la passeggiata all’alba alla cagnetta che rallegrava la famiglia, e che da ieri è affidata al vicino di casa, Franco Pivetti.

Quello della lavorazione delle carni era un mestiere storico dei Garutti. Con il padre e i fratelli avevano a Medolla una ditta che lavorava le budella.

Poi, dopo il tramonto di quell’epoca, Pierluigi e la moglie si erano trasferiti in via Brescia, in un quartiere abitato da medollesi doc. Erano benvoluti, educati: mai un grido, mai un litigio, ma sempre con quel male oscuro a disturbare una vita che, risollevate le sorti della S.N., non aveva motivi di dolore: l’azienda era attiva, la casa di proprietà e senza problemi o pendenze con le banche, di quelle che le imprese spesso debbono affrontare. I figli poi entrambi laureati e sistemati: Federica a Montese, Alessandro a Verona, con un importante ruolo di ingegnere gestionale. Sono stati i carabinieri, a metà mattina, ad avvisare i figli, mentre della anziana madre di Nadia, che abita a cinquanta metri da via Brescia, si sono occupati altri parenti. Solo quel male oscuro che toglieva qualche sorriso e troppe serenità, un male, aggravato dal peso degli anni, e dal futuro in arrivo, nel quale c’era giocoforza la cessione dell’attività, già avviata, approssimandosi per entrambi l’età della pensione. Nessuno poteva immaginare che quel male potesse armare la mano di un uomo così mite e garbato.

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