«Violenza non consona alla depressione»
Judith Pinnock, psicoterapeuta residente a Medolla: «Caso da valutare, ma il tema è la possessività»
MEDOLLA. «Quando si arriva a commettere un’azione così forte, un’azione di morte verso un’altra persona è perché non la si riconosce più come un proprio simile, la si spersonalizza: la donna quindi non è più una moglie, una compagna con cui si è vissuto magari una vita intera, la madre dei figli. Diventa invece un avversario, un’antagonista da sconfiggere che, per un esercizio estremo di dominio dell’uomo sulla donna, si vuole portare con sé fino alla fine, nella morte».
Judith Pinnock, psicoterapeuta medollese ed esperta di studi di genere, la vede così.
«Siamo purtroppo di fronte all’ennesimo evento tragico, frutto di una cultura maschilista che surclassa la donna fino a tentarle una violenza estrema che sfocia nel femminicidio - spiega - una cultura che è trasversale all’età, allo status sociale, alla nazionalità: in questo caso, infatti, entrambi i coniugi sono italiani e siamo ben lontani dallo stereotipo di un background straniero, e quindi diverso dal nostro, che potrebbe nell’immaginario comune far pensare che l’uomo, dominante per retaggio culturale, possa arrivare a tanto nei confronti della donna in quanto essere più debole».
Quanto alle probabili cause del tentato suicidio i problemi di depressione, da cui era affetto da tempo Garutti, non bastano a spiegare anche l’aver attentato alla vita della moglie: « La depressione di cui soffriva il marito può aver influito sulla decisione di compiere un atto estremo nei confronti della consorte - puntualizza la Pinnock - sebbene servirebbe un’analisi più approfondita del quadro clinico dell’uomo per comprendere meglio il grado della sua patologia. Perché la depressione, quando è grave, è vero che può condurre al suicidio, ma non all’omicidio. E viene definita come l’assoluta mancanza di qualsiasi forma di speranza, la totale incapacità di trovare stimoli e motivi per continuare a vivere. Il fatto che quest’uomo, però, prima di provare a togliersi la vita, abbia tentato di uccidere la moglie, lo vedo come un atto disperato di affermare la sua possessività su di lei. Di cui è probabile ci fossero già segnali evidenti nel loro rapporto che però la donna, purtroppo abituata per cultura a comprendere e sopportare sempre, ha sottovalutato, pazientando, finché la possessività non è sfociata in violenza».
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