Casa della Kyenge coperta di escrementi
Il marito se ne è accorto due giorni fa ma ha aspettato a dirglielo: era a Bruxelles. L’eurodeputata: «Violenza nella mia vita»
Il punto più basso dell’odio verso Cécyle Kyenge è stato toccato ieri mattina. L’eurodeputata Pd - da sempre vista come fumo negli occhi da chi non vuole stranieri in Italia - ha trovato la casa e il giardino imbrattati di escrementi. Una serie di lanci ha colpito i muri esterni della sua villetta a Gaggio di Castelfranco. Ed escrementi pronti per altri lanci sono stati abbandonati all’ingresso della casa.
Non era mai accaduto che l’odio per un politico raggiungesse tanto squallore. La Kyenge ha avvisato le forze dell’ordine e nel pomeriggio sono arrivati alcuni funzionari delle “fiamme gialle” per un sopralluogo sia fotografico che testimoniale: in casa c’era Mimmo, Domenico, il marito dell’eurodeputata che ha raccontato come è andata.
«In realtà questi escrementi sono stati lanciati due giorni fa - ci spiega il marito - me ne sono accorto per caso, ma ho preferito non dirglielo per telefono dato che Cècile si trovava a Bruxelles. Ero in giardino e aspettavo un conoscente per andare a fare un giro, quando l’attenzione è caduta su una macchia nella parete di fronte al cancello di casa. Mi sono avvicinato e ho visto che era un escremento spiaccicato sul muro. Intorno ce n’erano altre tracce. Ce ne sono dei pezzi sul cancello stesso e tanti altri in giro. La mia idea è che li abbiamo lanciati dal cancello».
La rivelazione del marito ieri mattina ha lasciato la Kyenge sotto choc. «Non so neppure cosa dire - sussurra scossa al telefono mentre torna da un incontro a Reggio per sporgere denuncia- non me l’aspettavo. Ho ricevuto offese e insulti di ogni tipo sui social ma non pensavo che qualcuno potesse fare questo a casa mia, entrando nella mia proprietà, violando la mia vita privata».
Le indagini sono appena iniziate ma alcuni punti sono già chiari. È il primo caso del genere capitato a un politico. Nessuno ha finora mai subito un gesto così oltraggioso dentro la sua casa. La soglia di violenza anche simbolica si è elevata parecchio. Ed è la prima volta che accade in un sonnacchioso paesino emiliano come Gaggio; in una zona nella quale, mentre gli agenti svolgono i rilievi, basta votare l’angolo e in un cortile ci sono ragazzi e genitori che festeggiano un compleanno ignari di cosa è accaduto. Un quartiere suburbano dove i vicini si conoscono ma raramente hanno solidi legami. Racconta Silvano, l’anziano che abita dirimpetto all’ingresso della villetta: «Sono dei balordi. Questa è una zona tranquilla: non è mai accaduto niente». Ma basta sentire altri vicini e tutti tagliano corto: per loro la Kyenge è una vicina “ingombrante”. «Non so niente - dice una signora - e non voglio sapere niente». Qualcuno nel vicinato ce l’ha con la Kyenge? Il gesto di imbrattare la sua casa sarebbe dovuto a antipatie non politiche? È una possibilità. Così come lo è l’ipotesi di una pista politica: un estremista che ha trovato l’indirizzo e ha organizzato un raid. Oppure una bravata vandalica di qualche giovane, sempre con motivazioni politiche. Difficilmente il raid è stato opera di una sola persona. La “materia prima” era tanta ed è stata lanciata anche dall’alto, da sopra il cancello. «Certo - commenta Domenico, il marito - per non dare importanza a questi imbecilli voglio prenderla in ridere, anche perché colpiscono me: Cècile non c’è mai, lavora a Bruxelles».
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