Modena ed Emilia Romagna. Precari, malpagati, stressati:è fuga dal pronto soccorso
. Nessun neolaureato sceglie la specializzazione e chi ci lavora vuole andarsene. Allarme dell’associazione di categoria: «Soluzioni o presto chiuderanno i servizi»
MODENA. Nessuno più vuol fare il medico di Pronto soccorso: troppi stress, troppe aggressioni fisiche e legali, impossibile andare al di là di stipendi spesso inadeguati, praticando una parallela libera professione, come accade in altre specializzazioni.
E così nei punti di emergenza della sanità modenese, specie quella degli avamposti di provincia, ormai non ci sono più medici da poter reclutare. Siamo agli sgoccioli e in questa situazione tra poche settimane (qualche ottimista ipotizza mesi), il caso scoppierà in tutta la sua evidenza, con soppressioni, chiusure, accorpamenti, giochi vari delle “tre carte”...
Anche perchè dai pronto soccorso degli ospedali - non solo modenesi - i medici attualmente in servizio cercano letteralmente di scappare. Chi disilluso, chi stremato da un popolo che il pronto soccorso lo “intasa” - in media un cittadino su due si rivolge ad un ps in un anno - chi alla ricerca di una diversa collocazione professionale.
Non che la situazione non sia nota ai medici e alla Regione, che di sanità si occupa. Ma le soluzioni amministrative e diplomatiche faticano a convincere i giovani medici a dedicarsi a questo ramo delle cure. UN UN DOCUMENTO L’ultimo tentativo è un documento di proposte per la Regione condiviso con i sindacati ed i direttori di Pronto Soccorso. Lo ha predisposto il “Direttivo Emilia Romagna della Simeu” (Società Italiana Medici ed Infermieri dell’Emergenza-Urgenza). Nel lanciare l’ultimo allarme sulla grave carenza degli organici di Pronto Soccorso, ha stilato un progetto, proposte rivolte alla Regione. Il documento è stato condiviso con i direttori di tutti i Pronto Soccorso regionali e con le principali sigle sindacali (Anaao, Cgil, Cisl, Anpo, Cimo, Fimmg es).
I NUMERI Perchè i numeri, svela l’associazione, parlano chiaro: nei Pronto Soccorso dell’Emilia Romagna si registrano 1.800.000 accessi all’anno su 4.000.000 di abitanti (dati del 2015), cioè circa un cittadino su due ogni anno si rivolge a tali servizi. Da una rilevazione del 2018, effettuata dalla stessa Regione, sono 824 i medici che fanno fronte a questa enorme mole di lavoro nelle strutture di Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza.
«Di essi - svela Simeu - risultano sottoposti a forme di contratto “precario” circa il 30%. Inoltre, allo stato attuale, per coprire i turni necessari nelle strutture di Emergenza Urgenza risulterebbe ancora una carenza di 140 medici. Questa situazione, già fonte di notevole difficoltà e sovraccarico di lavoro, appare in rapido peggioramento con il rischio che si renda necessaria la riduzione dei servizi offerti ai pazienti», conferma la nota.
La Regione e le Aziende Usl hanno aumentato recentemente il numero di concorsi per assunzione ed incrementato il numero regionale di borse di studio disponibili per la Scuola di Specialità in Medicina d’Emergenza-Urgenza.
«Ma il numero di neo-specializzati - replica il dottor Geminiano Bandiera, presidente di Simeu - risulta ancora troppo basso rispetto alle necessità, soprattutto nel confronto con altre scuole specialistiche. E spesso i concorsi per assunzione incontrano scarso interesse, per una branca della medicina che richiede notevoli sacrifici ed appare poco remunerativa, avara di soddisfazioni, notevolmente stressante, sebbene sia non riconosciuta come attività usurante».
Il problema è profondo e rappresenta una vera emergenza che tocca aspetti essenziali di tutta l’organizzazione sanitaria. «Un Sistema Sanitario Nazionale moderno, efficiente ed efficace, degno di una nazione civile avanzata - spiega Simeu - non può esistere senza una rete solida e ben strutturata dell’Emergenza-Urgenza. Ma sono ora proprio i lavoratori del settore a denunciare il rischio di implosione nel giro di pochissimo tempo».
Il documento così abbraccia in 10 punti diverse proposte che tra le altre comprendono: la programmazione delle piante organiche in base alle effettive necessità di servizio; la stabilizzazione delle forme di lavoro convenzionato; l’allargamento delle specialistiche equipollenti e la creazione di percorsi di formazione-lavoro, ai fini dell’assunzione a tempo indeterminato; il riconoscimento di indennità economiche per il disagio dei professionisti in prima linea; la valorizzazione del merito con possibilità di progressione di carriera e la tesaurizzazione dell’esperienza di servizio, da impiegare in attività didattiche ed ottimizzazione di percorsi diagnostico-terapeutici.
«Con le proposte avanzate, intese come base di confronto tra gli organismi preposti e le rappresentanze sindacali, Simeu vuole offrire un contributo tecnico per arginare gravi problemi che, se non adeguatamente affrontati, rischiano di compromettere a breve servizi indispensabili per i cittadini e corretto utilizzo delle risorse». Più chiaro di così...
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