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Agnoletto: «Scelte come questa dimostrano la caduta del Pd»

Agnoletto: «Scelte come questa dimostrano la caduta del Pd»

«La delocalizzazione delle fonderie a Navicello è l'ennesima dimostrazione della mancanza di una politica ambientale e di gestione del territorio da parte di questa amministrazione comunale. Con le...

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«La delocalizzazione delle fonderie a Navicello è l'ennesima dimostrazione della mancanza di una politica ambientale e di gestione del territorio da parte di questa amministrazione comunale. Con le dovute proporzioni è come avere l’Ilva di Taranto sul mar Ionio o il polo chimico di Marghera sulla laguna di Venezia».

È l’opinione del professore modenese Matteo Agnoletto, docente alla Scuola di ingegneria e architettura dell’università di Bologna, che interviene dopo la pubblicazione - ieri - della intervista all’assessore all’urbanistica Anna Maria Vandelli. Al centro del dibattito c’è appunto lo spostamento nell’area di Navicello, in prossimità dell’attuale nucleo produttivo già attivo, delle cooperativa delle Fonderie. Lo stabilimento industriale, situato in via Zarlati alla Madonnina, verrà presentato oggi alla commissione consiliare Seta.

Ma appunto qualche esperto è contrario, perché?

«Faccio una premessa - continua Agnoletto - perché questi temi sono ormai prioritari, sono in testa all'agenda di chi governa le città nel resto d’Europa. A mio avviso, sono proprio scelte come queste uno dei motivi della caduta libera del Pd nel panorama nazionale».

I motivi dunque?

«Oltre a quelli già avanzati, come i problemi di congestione del traffico sulla Nonantolana e l’inquinamento ne voglio evidenziare tre. Intanto spostare le Fonderie ai margini della città, in una zona di confine con la campagna, esprime la volontà di non voler puntare sulla valorizzazione degli ambiti agricoli, luoghi fondamentali, che andrebbero invece tutelati e rafforzati, allineandosi così alle strategie diffuse ormai in tutta Europa. Occorre intendere la periferia non più come limite periurbano, che accoglie espansioni, ma come area strategica rurale da preservare».

Il secondo motivo del dissenso?

«La nuova industria sorgerà molto vicina al Panaro. Se gli strumenti urbanistici regolamentano e delimitano le aree di esondazione, non garantiscono però l'impossibilità che a fronte di fenomeni eccezionali nulla accada. Con tale intervento si perderà definitivamente l'occasione per valorizzare questo straordinario “corridoio d'acqua" che avrebbe enormi potenzialità divenendo un parco fluviale capace di intercettare percorsi turistici europei come l'Eurovelo, la ciclabile sulla ferrovia Bologna-Verona, le vie storiche come la Romea-Nonantolana».

Lei è per tutelare di più la campagna.

«Siamo a poche decine di metri dalle terre del Lambrusco, una eccellenza nostrana che andrebbe difesa. Tutti possono capire cosa significherà avere a fianco una fabbrica».

La politica ha il diritto di decidere non crede?

«E’ quella politica che ai colori “gialli” e ai "verdi" delle nostre terre, continua a sostituire il "grigio" e il "nero" rappresentato dall'asfalto, dal cemento e dalla produzione di inquinamento in generale. Lo ricorda anche papa Francesco che la tutela della natura è un obbligo al quale non possiamo più sottrarci. Una fabbrica è meglio averla in un contesto urbanizzato piuttosto che in uno agricolo».

Stefano Luppi

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