Bimbo morto in ospedale, medici dal giudice
Il 17 maggio udienza preliminare per omicidio colposo del neonato e lesioni aggravate alla madre
È stata fissata per il 17 maggio l'udienza preliminare per il caso di Adam, il bimbo morto dopo la nascita al reparto di Ginecologia e Ostetricia. Imputate sono due dottoresse del reparto che all'alba del 17 giugno 2016 ebbero in carico la madre, Tania Di Perna, oggi 39enne, per la fase del travaglio e poi del parto e che curarono la donna anche successivamente al tragico parto. Per un medico l'accusa è di omicidio colposo e anche di lesioni aggravate (nei confronti della madre) mentre la seconda è accusata solo di lesioni aggravate (sempre alla madre).
La vicenda è molto nota e ha avuto una grande eco non solo per quanto ha raccontato in pubblico la madre, che continua a chiedere giustizia per la morte del suo bambino, ma anche per la complessità medico-sanitaria del caso.
Il fatto è iniziato nel momento in cui la donna è arrivata all'ospedale dopo la rottura delle acque. Stava male. Aveva anche avuto una gravidanza con problemi di pressione e un peso di 150 chili, un fattore che aveva resa difficoltosa la gestione del parto. Si sapeva anche che il neonato soffriva di brachicardia fetale. Eppure, secondo la ricostruzione fatta dal pm Lucia De Santis dopo un'accurata consulenza medica, all'ospedale di Sassuolo la puerpera venne presa in carico dal medico solo dopo un'ora di attesa e flebo. Venne sottoposta a un taglio cesareo - ciò che lei aveva chiesto in precedenza senza che le venisse programmato - e il neonato fu fatto venire alla luce ma morì subito dopo. La perizia disposta della Procura stabilì che la causa del decesso del neonato era legata a una condizione ipossico-ischemica causata dal distacco della placenta. La stessa perizia ha poi stabilito che alla madre, che aveva già problemi suoi, vennero somministrarti antibiotici non adatti all'occasione e che le provocarono altri ricoveri successivi e anche a un intervento chirurgico per drenaggio pelvico. Non va infatti dimenticato che, in base alla ricostruzione della parte offesa, seguita dall'avvocato Nicoletta Tietto, anche la madre ha rischiato di morire con Adam. Come racconta la stessa Tania, i segni di quanto accaduto non passano: «Ho 39 anni e non sto più bene - ha spiegato qualche mese fa in un'intervista alla Gazzetta -. Ho affrontato la depressione e ne sto uscendo gradualmente grazie all’aiuto dello psicologo; elaborare il lutto non è semplice. Ma i danni maggiori sono a livello fisico, dato che ho un prolasso all’utero e non cammino più bene, una condizione che mi impedisce di lavorare e di fare sforzi. Prima della gravidanza ero addetta in una ditta di pulizie. Adesso anche tenere dietro a casa mia è un’impresa».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
