Gazzetta di Modena

Modena

Rogo dei camion, danno da 500mila euro

di Francesco Dondi
Rogo dei camion, danno da 500mila euro

I proprietari delle betoniere divisi: per Litaltrasporti è un cortocircuito ma gli altri due padroncini sospettano il dolo

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SAN CESARIO. Per ora c’è un’unica certezza: quattro mezzi tra betoniere e betompone sono inservibili di cui uno distrutto, due in gran parte divorati dalle fiamme e l’ultimo con evidenti problemi alla fiancata e “chissà al resto della strumentazione”. Ma sull’incendio di sabato notte al frantoio di proprietà Donini, affidato in gestione alla Calcestruzzi, restano tanti dubbi aperti. I carabinieri della tenenza di Castelfranco, coordinati dalla Procura di Modena, stanno effettuando diversi accertamenti per declinare quanto accaduto e cercare conferme al sospetto iniziale di dolo. Perché il rogo divampato in via Modenese appare ai più come un atto intimidatorio nei confronti di qualcuno. Non certo per il gestore dell’impianto di betonaggio, che già ieri mattina era regolarmente in funzione con i camion che venivano a caricare e a quanto sostengono loro - i padroncini - neppure nei confronti di un singolo soggetto. «È stato un dispetto - sostengono i proprietari di due mezzi devastati - Verso chi non possiamo saperlo, anche se per noi il danno è immenso perché non si può lavorare e quindi neppure portare a casa il pane».

Va annotato che una betoniera - quella meno colpita - è stata acquistata a luglio e ha un valore di circa 120mila euro. L’altra, la terza da sinistra, aveva appena concluso un imponente restyling con ancora gli ultimi interventi da pagare. È datata 2002, ma funzionava perfettamente anche se nelle intenzioni c’era quella di procedere ad una sostituzione nel giro di un anno. È invece spacciata, così come le altre due, per un danno complessivo che sfiora i 500mila euro, calcolati non sul valore attuale di mercato quanto piuttosto sul costo che andrà sostenuto per rimettersi in strada a lavorare con mezzi nuovi.

C’è però chi non crede all’incendio doloso e lo sostiene con forza. Si tratta di Alfonso Esposito, rappresentante della società cooperativa Litaltrasporti di San Prospero. I primi due camion sono suoi e da lì è partito il rogo.

«A me i pompieri hanno espressamente parlato di un cortocircuito - spiega - Anche perché, mi viene da dire, se avessero voluto fare un attacco incendiario come si deve avrebbero bruciato tutti e quattro i mezzi senza lasciarne alcuni di parzialmente servibili. Basta guardare il retro delle betoniere, sono state limitatamente intaccate. Sarebbe stato un lavoro fatto soltanto a metà. Io mi fido dei vigili del fuoco perché sono loro a conoscere le cose, non chi parla di incendio doloso per sentito dire. Un macchinario del genere ha tanti collegamenti elettrici, magari l’autista del primo camion, da cui è partito l’incendio, ha lasciato attaccato qualcosa. Non posso saperlo».

Dalla Litaltrasporti non si trova nemmeno alcuna connessione con il furto di due betoniere - una delle quali è tra i mezzi bruciati - di dicembre. I due Iveco vennero rubati nella notte proprio al frantoio Donini di via Modenese e recuperati grazie all’allarme satellitare dalla Polstrada, allertata dal proprietario. «Sono cose diverse - spiegano da San Prospero - Non c’è alcun collegamento, alcun atto intimidatorio, lo ribadiamo».



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