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Da Modena in Perù tra gli ultimi per aiutare gli altri e cambiare sè stessi

di Gabriele Farina
Da Modena in Perù tra gli ultimi per aiutare gli altri e cambiare sè stessi

Barbara, Serena, Francesco e Luca per un anno al servizio dei più poveri nel paese sudamericano

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Una vita al servizio degli ultimi in Perù. Ecco la scelta di Barbara Franchini, Serena Gelli, Francesco Messina e Luca Morelli. Quattro giovani, un impegno comune: aiutare gli altri con ogni mezzo. Ciascuno di loro è stato per almeno un anno in missione nel Paese sudamericano con l’associazione Onlus Qua la mano. «Ero partita pensando “Aiuto il mondo, salvo i poveri” - racconta Serena - ma quando sono arrivata ho capito che in missione sei tu il primo a cambiare». Cambia lo stile di vita senza un cellulare perché «non prendono mai, si chiama dalle cabine telefoniche». Cambiano i mezzi di trasporto perché si cammina a piedi o con l’autostop. Cambiano le abitudini alimentari e, soprattutto, cambiano le priorità. «In generale la società tutta chiusa nel suo mondo - aggiunge Luca - quando il mondo è pieno di persone povere, che non hanno scelto di esserlo. Ho avuto la fortuna di poter aiutare gli altri e quindi mi metto al servizio nel modo più semplice possibile.

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Molte volte giochi a pallone con un bambino, altre costruisci il muro di una casa, spali la terra, fai giardinaggio». Tra le mansioni, l’educazione dei più giovani. Le conoscenze scolastiche non si limitano a quelle che si apprendono tra i banchi. I quattro volontari hanno aiutato le studentesse e gli studenti peruviani nella realizzazione di abiti e mosaici, nelle rappresentazioni teatrali e in numerose attività aggiuntive. Mentre parlano, i ragazzi mostrano centinaia di scatti di viaggio. Umili case costruite in legno, pietra o talvolta fango s’inseriscono in paesaggi naturali da togliere il fiato; gli abbigliamenti tradizionali si mescolano a vestiti poveri, illuminati dal sorriso dei volti. Merito anche dei quattro volontari che si ritrovano nella canonica di Santa Maria di Mugnano, tra Modena e Montale. Hanno attraversato il mondo a loro spese (e intendono tornare a farlo) pur di lasciare semi di speranza e aiuti materiali ai loro amici peruviani. La loro missione prosegue nel quotidiano a Modena. Sebbene siano studenti e lavoratori, s’impegnano anche nella raccolta di risorse economiche da donare nei villaggi peruviani assistiti dall’associazione. «Facciamo lavori come lo sgombero di una cantina - prosegue Serena - e tutto ciò che ci pagano va a finire per la missione».

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«A maggio organizzeremo una mostra di quadri e fotografie nella parrocchia di Santa Maria di Mugnano - s’introduce Barbara - per coinvolgere altre persone e raccogliere altre risorse per la missione. È un bel modo di collaborare». Una collaborazione che i quattro volontari s’impegnano a estendere. «È un cammino da vivere e per cui ci vuole del tempo - garantisce Francesco - soprattutto devi viverlo fortemente nel quotidiano. Proponiamo anche campi estivi per lavorare, sudare, condividere esperienze». «Concentri i lavori in periodi in cui i ragazzi sono a casa da scuola - ribadisce Luca - e l’estate può essere una benzina fortissima. Come oratorio Don Bosco (a cui collaborano i giovani), ti faccio girare l’Italia e ti mostro altri giovani che vogliono aiutare i poveri. Si creano legami e momenti belli, si conoscono storie diverse. Senza tante chiacchiere inutili, lavoriamo per persone che hanno bisogno». È così che hanno iniziato anche loro. «La mia vocazione alla missione l’ho avuta a 17 anni - conferma Serena - perché prima avevo la mia vita tra scuola, uscite con gli amici e discoteca. Dopo ho incontrato il cammino dell’associazione in Italia e mi sono subito affezionata alle persone. Oggi trasmettiamo un sogno, un’esperienza bellissima, un tesoro che abbiamo vissuto a ragazzi più giovani. Non c’è soltanto il modo di vivere standard, ma è possibile buttarsi in un’avventura».
 

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