«Fonderie a Navicello: l’area meno abitata»
Per il trasferimento scartate Baggiovara, Torrazzi, Santa Caterina, Scartazza, Fiera e Modena nord
Dalla zona Fiera a quella del casello Modena nord, dall’area di via Santa Caterina a una doppia ipotesi ai Torrazzi, dalla via Scartazza a Baggiovara. E poi sì, il Navicello, che è la zona che ha vinto il “contest” per ospitare le future Fonderie cooperative, impresa che oggi si trova in via Zarlati, alla Madonnina, e che dovrà trasferirsi entro gennaio 2022, quando scadrà la Valutazione di impatto ambientale. Il tema è stato affrontato ieri sera in Comune, nella seduta della commissione consiliare Seta, dove è stato presentato lo studio che ha portato alla scelta dell’asse della Nonantolana come possibile sede delle nuove Fonderie, da tempo al centro di una polemica per gli odori avvertiti dai residenti della Madonnina, mentre dal punto di vista delle emissioni i controlli di Arpae hanno sempre rilevato una situazione a norma di legge.
Ad aprire la seduta è stato l’assessore alle Attività produttive Anna Maria Vandelli: «Le tre certezze - ha spiegato - sono la chiusura in via Zarlati, l’apertura di una nuova impresa, con nuove tecnologie e una grande attenzione alla sicurezza, e la bonifica dei manufatti di via Zarlati per dare il via a un processo di rigenerazione di due ettari di area, perché tra gli obiettivi c’è anche quello di fare in modo che questa area non venga abbandonata. Tre obiettivi che stiamo cercando di portare avanti contestualmente - ha aggiunto l’assessore - perché una chiusura traumatica delle Fonderie è un’ipotesi da evitare assolutamente, altrimenti quello di via Zarlati rischia di diventare un luogo di degrado, compromettendo la riqualificazione di tutto il Villaggio artigiano e della Madonnina». La titolare delle Aree produttive ha quindi spiegato che «al Navicello ci sarà una riqualificazione complessiva dell’area, e soprattutto realizzeremo l’invarianza ambientale con forme di compensazione nella zona circostante». Per quanto riguarda l’iter, ora il Comune aspetta il progetto dell’azienda, che ha tre mesi di tempo per presentare la sua proposta di trasferimento, che quindi arriverà entro luglio: «Ovviamente il nuovo impianto sarà realizzato se ci sarà l’assenso di tutti gli enti preposti alla valutazione ambientale - ha spiegato ancora la Vandelli - e tutte le opere di mitigazione ambientale, poi si darà il via alla procedura che porterà alla sottoscrizione di un accordo di programma per l’insediamento delle nuove Fonderie. Si tratta di un’operazione ancora molto complessa - ha concluso - anche perché le risorse da reperire sono ingenti, intorno ai trenta milioni». Se da una parte la cooperativa ha detto chiaramente di voler restare a Modena, restano infatti aperte altre due possibilità che il Comune cercherà di evitare in tutti i modi: la chiusura dello stabilimento senza riapertura e il trasferimento a Padova, dove già oggi opera uno dei soci.
La parola è quindi passata all’ingegner Michele Tropea, dirigente del servizio Progetti complessi e politiche abitative del Comune: «Le aree prese in considerazione dallo studio - ha spiegato - erano otto, ovvero quella della Fiera, quella del casello Modena nord, Santa Caterina, due diverse opzioni ai Torrazzi, Navicello, via Scartazza e Baggiovara». Lo studio ha quindi valutato una serie di parametri, dal numero di abitanti nel raggio di un chilometro rispetto al sito individuato alla disponibilità di acqua e di cabine elettriche, oltre allo spazio disponibile per realizzare il nuovo sito: «Le zone con meno abitanti tra quelle individuate sono quelle di Navicello, Baggiovara e Modena nord - ha spiegato il dirigente - ma a Baggiovara (sulla Stradella) ci sono problemi di accessibilità che richiederebbero interventi infrastrutturali, oltre a rischi idraulici e alla presenza dell’ospedale entro i mille metri».
Per quanto riguarda Modena nord, invece, i problemi sono legati soprattutto agli spazi, così come per la zona Fiera, dove nell’area individuata sarebbe difficile realizzare il nuovo impianto. «A Santa Caterina invece ci sarebbe un’esposizione notevole dei residenti - ha aggiunto l’ingegner Tropea - così come nelle zone individuate ai Torrazzi, che peraltro sono lontane dalle cabine elettriche, mentre in via Scartazza ci sono problemi legati a procedure fallimentari. Lo studio ha dunque individuato Navicello, l’area in cui i vincoli, adottando gli accorgimenti necessari, possono essere superati». (l.g.)
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