I Maestri del copiare
Il tarocco cinese è famoso nel mondo. Questi abilissimi orientali clonano proprio di tutto. Si potrebbe fare un lungo elenco di fake made in China. Automobili, iPhone, smartphone, prodotti alimentari...
Il tarocco cinese è famoso nel mondo. Questi abilissimi orientali clonano proprio di tutto. Si potrebbe fare un lungo elenco di fake made in China. Automobili, iPhone, smartphone, prodotti alimentari e, di recente, perfino una filiale fasulla della Goldman Sachs. Il finto ufficio di consulenza del colosso statunitense ha operato indisturbato per due anni prima di essere costretto a chiudere a Shenzhen, città madre di tutte le imitazioni. Ma non è tutto. In Cina hanno aperto decine di negozi afferenti alla finta catena Starbucks, e fintissimi punti vendita della Apple. Non manca neppure una improbabile, quanto incredibile, stazione di polizia fasulla, con manette, divise e quanto necessario per far credere ai malcapitati di dover sborsare risarcimenti o saldare multe. In città si sono integrati da tempo, costituendo una comunità che opera in diversi settori, ristorazione, negozi e bazar di chincaglierie, saloni per parrucchieri, bar. E sì, anche massaggi. Da una rilevazione dati Istat si ricava che qui siano residenti oltre mille cittadini cinesi, mentre in provincia sarebbero quasi seimila. Ma accanto agli imprenditori e ai lavoratori in genere, sono tanti anche gli studenti che arrivano qui per la loro formazione. Un gruppo di giovani universitari ha preso casa nei pressi del centro, in attesa di cominciare le lezioni alla facoltà di Ingegneria di Modena. Prima dei corsi, naturalmente, occorre imparare la lingua. Sono qui da un paio di mesi e già la sanno. Perché vanno a scuola, certo, ma anche per l’innata propensione a clonare tutto e grazie alla loro curiosità. Perché non si accontentano della lezione frontale. Sfruttano ogni scampolo di tempo. Ogni occasione utile. E quindi son diventati amici di un gruppo di anziani che portano il cane a spasso. Ascoltano le loro conversazioni. Dialogano con loro. “Ehi cinesino”, si è sentito chiamare uno di loro. “No cinesino - ha risposto - io Daniele”. Sono determinati nell’intenzione, accomodanti in corso d’opera e davvero ricchi di sense of humor speso all’ombra di qualche tiglio, fra tortore spennacchiate e miti passerotti. Andranno in classe e studieranno ingegneria. Per copiarci, forse, un’altra volta la Ferrari.
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