Modena, interessi al 12% al mese: condannato per usura
Tre anni e 4 mesi più la restituzione di 100mila euro all’imprenditore strozzato: è la sentenza per ’ “amico” che gli prestò 60mila euro. Per la difesa non ci sono prove
MODENA. Tre anni e quattro mesi di carcere più la confisca di 40mila euro e più la restituzione alla vittima di 100mila euro. Questa la sentenza letta ieri dal Collegio del Tribunale al termine di un complesso processo per usura. Imputato era Paolo Grazioso, un precedente per un analogo caso ma in questa vicenda non considerato di peso (infatti la recidiva non è stata applicata come aggravante dai giudici).
Dietro la vicenda che si sviluppa in anni ormai lontani – dal 2004 al 2008 – a Modena città, c'è un prestito di 60mila euro fatto a un imprenditore edile oggi sessantenne (al processo parte civile, seguito dagli avvocati Peter Martinelli e Cosimo Zaccaria). La ditta ha bisogno di liquidità e ci sono debiti da pagare. Così l'edile si rivolge all'amico e gli chiede una mano.
L'amico si rifa vivo e gli dice che ha un giro di denaro disponibile ma che bisogna pagare degli interessi. Dieci per cento al mese. E siccome non è denaro suo, ma fa solo da mediatore, chiede per s un 2%. Totale: 12% al mese di interessi sul capitale prestato. L'imprenditore acconsente di malavoglia e in tre tranche gli viene “prestata” la somma pattuita. La restituzione viene in modo macchinoso: con pagamenti tramite assegni postdatati e anche del contante a mano. Finché nel 2008 l'imprenditore, ormai sull'orlo del fallimento (il crac seguirà poco dopo), annuncia a Grazioso che non pagherà più.
Poco dopo avvengono tre episodi tanto violenti quanto inquietanti. Qualcuno dà fuoco alle proprietà dell'edile e poi gli bucano le gomme dell'auto. Al terzo episodio, l'uomo va a denunciare l'accaduto e punta il dito contro l'ex amico Grazioso raccontando del prestito e della massa di denaro restituita in più.
L'indagine si conclude però con una richiesta di archiviazione. Ma gli avvocati che seguono la parte offesa, Martinelli e Zaccaria, si oppongono. Il giudice riconosce che il caso merita un approfondimento maggiore di quello fatto dal pm e rinvia in Procura gli atti chiedendo un'indagine bancaria e patrimoniale. Indagine che si conclude con la tesi secondo la quale l'usura c'è stata e i tassi usurari praticati si aggiravano da un 27% a un 35%. Di qui il rinvio a giudizio di Grazioso e la condanna di ieri.
I giudici hanno riconosciuto la sua colpevolezza, nonostante la difesa strenue praticata dal difensore, l'avvocato Luca Brezigar, che non si dà per vinto e annuncia di ricorrere in appello, una volta conosciute le motivazioni della condanna a suo avviso nata quasi “per reato d'autore” Grazioso vedrà confiscati 40mila euro dal suo conto e dovrà anche risarcire tutti e 100mila gli euro presi dall'imprenditore modenese che nel frattempo ha ottenuto aiuto dal Fondo Vittime dell'Usura gestito dalla Prefettura.
Ma la difesa non ci sta. Spiega l'avvocato Brezigar: “E' stato un processo tutto indiziario su fati di usura mai provati. Le dichiarazioni della vittima non sono certo convincenti e anche sui passaggi di denaro non ci sono elementi certi che provino l'usura. Andremo in appello. Unico elemento positivo è che i giudici, a fornite dei sei anni chiesti dal pm, non hanno applicato le aggravanti per la recidiva e quella per “stato di bisogno della vittima””
E' probabile che in appello il processo cada in prescrizione: il fascicolo è stato chiuso nel 2009.
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