Modena, Antonio e l'EELab: "La mia “missione”: un mondo liberato dall’inquinamento"
Antonio Libbra coordina il laboratorio EELab Sua una start up per produrre energia pulita
«Da persona nata in montagna e che si impegna per pulire l'aria del mondo, faccio davvero fatica a tollerare di vivere in mezzo alla nuvola di polveri sottili che si vede guardando la pianura dalle mie montagne. Mi piacerebbe vivere in una città pulita nelle strade e nell'aria. Sarò un po' radicale, ma vieterei la circolazione delle auto diesel e punterei sulla riduzione delle emissioni di caldaie a gasolio, legna e a pellet con controlli a tappeto». Antonio Libbra, classe 1977, originario di Savoniero di Palagano, vive a Modena dove si è laureato in Ingegneria Meccanica, e ha conseguito un dottorato in Ingegneria dei Materiali ed un Master in Business Administration. «Nel mio lavoro, tento di salvare il mondo combattendo il surriscaldamento globale attraverso due attività diverse che attaccano lo stesso problema da due fronti differenti - racconta Antonio, che è anche donatore Avis, Admo e fa volontariato a Porta Aperta da molti anni - Lavoro al Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” dell'Università di Modena e Reggio Emilia, dove coordino l'attività del EELab (Laboratorio per l'Efficienza Energetica). Il laboratorio è uno dei più importanti centri europei per la misura delle proprietà antisolari dei materiali. In pratica, noi siamo in grado di quantificare quanto un materiale è in grado di rimanere freddo sotto l'azione dei raggi del sole misurando due distinte proprietà: la riflettanza solare e l'emittanza termica. Il pianeta - spiega Antonio - si scalda per l'aumento del noto effetto serra, ma anche perché nel corso della storia l'uomo ha continuamente trasformato boschi e praterie in strade e città coperte da materiali a ridotta riflettanza solare. Chilometri e chilometri di superfici scure che come “pannelli solari termici” assorbono l'energia del sole e riscaldano il pianeta.
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Questo fenomeno ha delle sinergie negative con il più noto fenomeno dell'effetto serra. Per fortuna, risolvere il problema dell'assorbimento dell'energia solare può essere abbastanza facile, basta aumentare la riflettanza solare delle superfici costruite dall'uomo utilizzando materiali dotati, appunto, di elevata riflettanza solare. Il loro effetto è immediato e la loro applicazione comporta costi ampiamente controbilanciati dagli effetti positivi». Assieme a due colleghi dell'università, Simone Pedrazzi e Giulio Allesina, Antonio ha inoltre fondato una start up innovativa (Syn-GAS srls) che produce una macchina in grado di trasformare il legno in energia elettrica e termica in maniera “carbon negative”. «Mentre l'uso dei combustibili fossili per la produzione di energia comporta un aumento diretto dei gas serra presenti in atmosfera e l'uso di altre rinnovabili è quasi neutrale rispetto alle emissioni, l'uso del legno all'interno delle nostre macchine permette di produrre energia riducendo la quantità dei gas serra presenti in atmosfera. Magia? No, scienza! Lo scorso anno - prosegue Antonio - la mia start up è stata inglobata dall’azienda americana All Power Labs Incorporation (APL) di Berkely, California. Entro la fine di quest'anno, contiamo di essere sul mercato con una macchina in grado di produrre 25 kW elettrici e circa 40 termici alimentabile a cippato di legno derivante dalla cura dei boschi, dalle manutenzioni del verde pubblico, dalle potature di vigne e frutteti e con gusci di noci e nocciole. Le nostre macchine sfruttano risorse presenti sul territorio (spesso scarti) per produrre, sempre sul territorio, l'energia di cui gli utenti delle macchine hanno bisogno. Recentemente - conclude Antonio - una macchina beta test è stata installata presso l'azienda agricola di un dirigente della cantine Riunite e Civ a Rovereto di Carpi. Lo scopo di questa installazione è dimostrare la possibilità di fare funzionare la macchina al 100% a potature di vite. E i risultati ottenuti sono molto buoni”.
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