Patto tra Asp e Università Entra in gioco la psicologia
Vignola. Centro diurno e residenziale ritinteggiati per stimolare gli anziani ospiti Accordo con Bologna per dare supporto a malati, famiglie e personale sanitario
VIGNOLA. Un nuovo progetto rivolto agli anziani coinvolge l’Azienda dei servizi alla persona “Giorgio Gasparini”, insieme all’Università di Bologna. L’idea, introdotta dall’amministratore unico Marco Franchini, è quella di un “restyling architettonico e nelle funzionalità delle strutture”, che contano 60 posti letto nel centro residenziale e 25 in quello diurno.
«La società che ci si affaccia prevede sempre più anziani, con patologie sempre più gravi legate all’aumento del tempo di vita - continua Franchini - ecco perché sono necessari interventi sempre più specifici ed olistici», nel senso che debbono integrare tra loro aspetti di natura psico-socio-educativa. Quello che è in atto a Vignola “è un progetto che va a ridefinire il concetto delle case di residenza”, un progetto che non trascura l’importanza della sfera affettiva sulla vita dei pazienti, in particolare se affetti da forme di demenza quali l’Alzheimer. Nelle strutture sono stati spesi 60mila euro per ritinteggiare le pareti in base agli studi di cromoterapia, con colori quali l’arancione nelle sale da pranzo per stimolare l’appetito, il giallo nelle sale comuni per incentivare all’attività, l’azzurro nelle camere da letto per favorire il riposo ed il verde acqua nei bagni per creare un’atmosfera rilassata. Può infatti sembrare trascurabile, ma una riqualificazione degli spazi interni con colori che accentuino la vitalità ha mostrato fin da subito effetti positivi.
Il secondo aspetto del progetto prevede una convenzione con l’Unibo per favorire un supporto psicologico a 360 gradi, con la supervisione non solo del personale, ma anche dei pazienti e delle loro famiglie, la cui vicinanza affettiva risulta fondamentale.
A tal proposito Rabih Chattat, professore di Psicologia clinica dell’invecchiamento all’Università di Bologna, spiega come questa possa essere definita “l’epoca delle malattie croniche, che durano anni e prevedono un progressivo peggioramento”. È dunque importante considerare non solo il lato sanitario, ma anche quello psicologico e sociale, per cui “la cura va pensata come circolare: cura del malato, della famiglia, del personale, dell’ambiente, della comunità”, perché siamo e restiamo per tutta la vita esseri profondamente sociali.
La convenzione stipulata prevede “un arricchimento reciproco tra università e contesto reale”, racconta Chattat, in quanto il dipartimento universitario si occupa di selezionare ma anche di mantenere i contatti con il personale impegnato nel progetto.
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