Disabili a Modena: «Dal basso la vita cambia Non sempre c’è rispetto»
Marco Fiorentini, disabile da sei anni, ha spiegato ai ragazzi il suo mondo: «Se tutti facessero uno sforzo in più, per noi sarebbe più facile muoverci»
Marco Fiorentini arriva al parco Amendola pronto a raccontarci la sua storia di papà che ha fatto della disabilità una forza tale da mettersi al servizio degli altri per educare alle buone pratiche. Un gesto forte, un gesto di civiltà da ricambiare.
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Perchè ha deciso di promuovere il progetto alle Lanfranco?
«Io ho fatto semplicemente da assistente, ma quando la professoressa Vignocchi me lo ha chiesto non ho avuto dubbi: l’esperienza diretta, in situazioni come queste, vale più di mille parole. Così siamo andati al parco Amendola e abbiamo fatto vedere le difficoltà che un invalido nella mia situazione può avere. Ci sono tanti tipi di invalidità, ma quando sei seduto su una carrozzina, certamente in alcune situazioni hai più difficoltà rispetto ad altri».
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Come avete coinvolto i ragazzi?
«Mi sono portato dietro un’altra carrozzina. Se la passavano a turno e provavano anche loro le difficoltà, tipo entrare in un bar, attraversare una strada, avanzare su una superficie sconnessa».
Poi vi siete soffermati sul parco Amendola, che dovrebbe essere alla portata di tutti...
«È il più bel parco di Modena ma, anche se non sembra, ha ostacoli che con pochi sforzi si potrebbero eliminare o almeno migliorare. Anche i ragazzi si sono resi conto che, pur non essendo così evidenti, ci sono difficoltà che se uno si trova da solo non si riescono a superare. Ma ci pensi solo quando ti muovi su una carrozzina, altrimenti non te ne accorgi, non ci fai caso».
Un’altra prospettiva.
«La vita da seduti ha davvero un’altra prospettiva. Ero, dico ero perchè salvo miracoli non cambierà la mia situazione, alto un metro e 80 e oggi mi ritrovo a guardare il mondo da un metro e 40. Anche solo il discorso altezza è importante. Penso, ad esempio, quando mi trovo in situazioni tipo la fiera di San Geminiano, il mio problema è fare in modo che non mi buttino a terra. Devo sempre avere una persona davanti, una dietro, qualcuno che mi aiuti perchè in mezzo alla confusione, anche se è una festa, c’è anche chi, involontariamente, può crearti un problema: chi parla, chi va di corsa... Normalmente non ci si pensa».
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Quali sono gli inconvenienti che capitano più spesso?
«A parte le strade sconnesse e la mancanza di rampe, l’esempio della macchina è uno dei più classici e dei più problematici. Succede purtroppo di frequente che si occupino i posti per disabili o, peggio, ti chiudano l’auto parcheggiandoti accanto nella fascia di rispetto che a noi serve per muoverci e scendere con più facilità. E magari succede proprio quando sei da solo con un’auto che non è piccolissima, perchè per contenere la carrozzina spesso i disabili hanno bisogno di auto un po’ capienti. Puoi provare a chiedere aiuto ma molte persone non si fidano a guidare la tua auto: ha il cambio automatico, hanno paura di rovinarla e quindi succede che tu rimani lì, aspettando i vigili che vengano a risolvere la situazione con un carro attrezzi. Le strisce gialle diagonali che sono accanto ai parcheggi per i disabili non servono a farci stare altre auto, servono a noi per poter fare le manovre necessarie a rientrare in macchina. Questo la gente dovrebbe capirlo, dovrebbe saperlo, ma ancora succede che qualcuno non se ne renda conto».
Come è cambiata la sua vita da quell’incidente, ormai sei anni fa e mezzo fa?
«È tutto un altro mondo, per fortuna ci sono anche delle soddisfazioni ma gli obiettivi cambiano. In un certo senso prima ti sentivi come una Ferrari, oggi devi abbassare un po’ l’orizzonte dei tuoi traguardi e questa cosa influisce anche sulla tua mente, ma devi guardare avanti, pensando a quello che puoi fare e non a quello che non puoi fare. E se i luoghi di ritrovo come i cinema, i bar o i ristoranti sono più accessibili, questo permette una vita più tranquilla e migliore anche a chi è in carrozzina: molte volte non vai volentieri con gli amici in un pub perchè sai che non c’è il bagno adattato e non ti sentiresti a tuo agio. La nostra vita può migliorare con piccoli accorgimenti alla portata di tutti».
Quanto conta la famiglia?
«Tanto, è fantastica. Anche i ragazzi, ancora piccoli ma bravissimi. Da un certo punto di vista, per assurdo, hanno avuto anche un lato fortunato perchè hanno dovuto capire che il papà rimane il papà anche nella disabilità: spesso si sono dati da fare davanti a problematiche che un bambino della loro età solitamente non coglie. Ed è una ricchezza».
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