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Modena, don Ciotti apre UniLibera il presidio contro le mafie

di Gabriele Farina
Modena, don Ciotti apre UniLibera il presidio contro le mafie

Il sacerdote antimafia ha inaugurato il punto voluto dai ragazzi a Giurisprudenza «Grazie agli studenti e anche a Enza Rando per il fango che ha dovuto subire»

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MODENA. «Una gioia avere un presidio all’università». Don Luigi Ciotti ha applaudito le studentesse e gli studenti Unimore organizzatisi nel presidio UniLibera Modena, inaugurato ieri a Giurisprudenza. Un gruppo di oltre dieci giovani per promuovere la legalità seguendo tre parole d’ordine: costanza, impegno, passione. Hanno mosso i primi passi nell’aprile 2017 con l’associazione Libera, di cui don Ciotti è presidente nazionale.

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In programma eventi, seminari e incontri per «aiutare gli studenti a rendersi conto di quanto succede ed essere cittadini monitoranti», come ha spiegato la referente Giulia Tosti. Il presidio universitario è il terzo in regione dopo quelli di Bologna e Reggio. È dedicato a due studenti, Susanna Cavalli e Pierfrancesco Leoni, uccisi sul Rapido 904 il 23 dicembre 1984. Con loro persero la vita 14 persone e si contarono 267 feriti. Maria Leone, rappresentante dell’associazione Rapido 904, ha testimoniato ieri i «pezzi di vetro indelebili» rimasti nella sua esistenza e non solo. «È stata una strage terroristica mafiosa», ha ricordato il legale di Libera, Enza Rando

. L’avvocato modenese ha intentato cause per diffamazione nei suoi confronti. Nel novembre 2016 ha avuto un’intrusione nel suo studio legale a poche ore da un’altra visita di don Ciotti. La procura ha aperto un fascicolo per minaccia grave. «Ringrazio Enza Rando per il fango che questa donna ha subito - ha testimoniato ieri il presidente di Libera - perché è stata mitragliata con la manipolazione della verità, con storture, insinuazioni e cose che non si possono dire. Si uccidono in tanti modi le persone, tra cui frenando i loro percorsi. Rando gestisce venti processi in tutta Italia, è una memoria viva». Ai processi l’associazione è spesso schierata come parte civile a fianco di giovani studenti. «Abbiamo portato oltre 2.700 al processo Aemilia - ha fatto eco il referente regionale di Libera, Daniele Borghi - da scuole dell’Emilia Romagna e delle Marche, della Lombardia e del Trentino. Speriamo a maggio possa riprendere il processo, fermo da un paio di mesi». Dagli atti è emerso sinora un radicamento della criminalità organizzata nel nostro territorio. «Le mafie sono diventate forti perché noi siamo stati deboli», ha assicurato ieri don Ciotti. Il presidente di Libera ha ampliato il campo, lanciando un appello «per liberare il Paese dalle mafie, dalle corruzioni e dalle ingiustizie». Un impegno in continuo aggiornamento perché «le mafie sono cambiate - ha ripreso l’ospite - e oggi la corruzione è il vero metodo per penetrare in modo impressionante in altri sistemi». Da qui l’invito a non trascurare altri Paesi in cui le mafie «vanno, fanno affari e riciclano con leggi accessibili che permettono loro di restare sottotraccia». Le critiche allo Stato italiano non sono mancate su vari versanti, dal gioco d’azzardo alla trattativa con la mafia affrontata al tribunale di Palermo. Don Ciotti si è schierato poi contro la sfiducia, l’apatia e la rassegnazione, «indicati da Papa Francesco come i tre demoni che tentano i cristiani». Un’altra risposta Unimore l’ha data ieri con la firma di un protocollo tra Libera e il Centro di ricerca interdipartimentale su discriminazioni e vulnerabilità. La convenzione, di durata triennale, prevede una collaborazione «per fornire un’aggiornata conoscenza di tutte le forme di vulnerabilità che trovano manifestazione nella criminalità mafiosa».
 

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