Taccini-Monari, ritorna la sfida dopo 35 anni delle parrocchie di Modena
Madonna Pellegrina contro Santa Teresa, due quartieri divisi dalla ferrovia. Così 35 anni dopo rivive un pezzo di storia della città attorno a un campo da calcio
MODENA Due chiese, due parrocchie, due comunità, due quartieri, una città. Modena, anni Settanta/Ottanta, sono quelli delle sfide storiche tra Monari e Taccini, storici gruppi sportivi rispettivamente della parrocchia di Santa Teresa e della Madonna Pellegrina. Territori confinanti, rivalità sane che oggi sono venute a mancare e che un gruppo di ragazzi della leva calcistica del 1968 ha deciso di riportare sul campo di gioco.
Così, 35 anni dopo, nell’anno delle 50 candeline per i giovani calciatori del passato, le due storiche formazioni di Allievi torneranno ad affrontarsi, con qualche chilo in più, qualche capello in meno ma una immutata voglia di divertirsi, dove la goliardia sarà il filo rosso della sfida.
Non sarà una partita di calcio, sarà molto di più: una rimpatriata, un modo per dire che quei novanta minuti già a quel tempo avevano un sapore che andava al di là del pallone.
L’idea, come spesso accade alle buone idee, arriva per caso. L’incontro tra due colonne delle due formazioni rivali, una pacca sulla spalla e al grido di “Ah ma tu eri Gavioli, il numero 7” “E tu eri Gamberini, giocavi libero” nasce tutto.
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Una stretta di mano, poi la mano va sul cellulare per creare subito una chat su Whatsapp e favorire così la rimpatriata. Oggi i protagonisti sono modenesi più e meno noti nati e cresciuti attorno alle parrocchie: «Scendevamo in strada in via Milano - ricorda Paolo Gavioli, sponda Monari - e prima dello squillo del campanello per scendere a giocare si sentiva già il rumore dei tacchetti sull’asfalto dei tuoi compagni. Correvamo al campo, anche ore prima dell’allenamento, l’importante era stare insieme». Il parroco era don Dorval Mescoli, in panchina sedevano Giorgio Ascari, Renzo Giovanardi e Lorenzo Benincasa.
Lo storico campo della Taccini è ancora in via Adria, dall’altra parte della ferrovia: «È una Modena che non esiste quasi più, dove l’intero quartiere gravitava attorno al suo gruppo di ragazzi e anche se non andavi a messa il sacerdote era un punto di riferimento», spiegano Gianluca Gamberini e Giorgio Razzoli, sponda Taccini. Il parroco era don Ivo Cassiani, gli allenatori Gianni Ruggeri e Giacomo Abate, che oggi è presidente
Il 18 maggio, quando si rievocherà la sfida di un tempo, nessuno vuole mancare: si giocherà al campo della Monari con le divise di una volta, bianca e azzurra per la Monari, granata per la Taccini. La ferrovia, che divideva i due quartieri, è ancora al suo posto: più case popolari da una parte, più borghesia modenese dall’altra, oggi questa disparità si è assopita, ma non è mai stato il vero motivo della rivalità: «Era il semplice senso di appartenenza, di una Modena fatta di gruppi e compagnie, che oggi manca - dice Gavioli - E noi, mettendo un pallone in mezzo all’erba, eravamo fieri di essere amici e rivali. Ma tutto finiva in campo». Questa volta, invece, finirà tutto a tavola...
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