Gazzetta di Modena

Modena

Violenza alle donne, c’è un rifugio

Nella caserma dei carabinieri una sala d’ascolto per raccontare e denunciare

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Ora la caserma dei carabinieri, la sede provinciale che si trova in via Pico della Mirandola, ha un luogo specifico e consono per le donne e per i minori che hanno subito violenze, maltrattamenti e ogni altra sorta di angherie. Una sala d’ascolto che è stata realizzata grazie all'interessamento e al contribuito del Soroptimist, un club formato da donne nato nel 1921, diffuso in tutto il mondo e che anche a Modena è formato da professioniste qualificate in vari settori, un sodalizio che prevalentemente si adopera “per promuovere il rispetto dei diritti umani, della donna e del bambino in particolare, la solidarietà, la volontà di comprendere e di servire”. È la terza realizzazione di questo tipo sul territorio modenese. Purtroppo, ce n’è bisogno. Basta riflettere su un freddo dato: 50 casi all’anno, vale a dire almeno 4 al mese. Il dato viene dal tribunale: per almeno 50 volte l’apposita struttura ha aperto le porte a chi aveva storie terribili da raccontare, maltrattamenti, abusi sessuali, vite rese impossibili da chi impone violenze con la violenza fisica o psicologica. Sono situazioni estreme che escono allo scoperto con mille difficoltà e dolori e che pertanto devono trovare un ambiente consono, agiato, sicuro e sopratutto protetto. L’aula d’ascolto per i minori e per le donne era stata inaugurata nel 2013 e vedeva già da allora in prima linea il Soroptimist. Un anno dopo è stata inaugurata quella presso la questura. Entrambe sono dotate di un impianto per la videoregistrazione. Da ieri, dopo l’inaugurazione con le autorità civili e il vescovo, anche i carabinieri hanno creato uno spazio per le donne e i minori: una stanza con un arredo caldo e accogliente, dove ci sono giochi per i bimbi, dove ci si potrà accomodare e sentirsi a proprio agio. I carabinieri, che da sempre hanno come priorità la tutela delle donne e dei minori affiancheranno le vittime al loro personale femminile già appositamente preparato per questi casi specifici. Ci sarà il supporto dello psicologo e si potrà contare su un impianto di videoregistrazione portatile. Nel contempo i militari dell’Arma stanno continuando nella loro campagna informativa per divulgare nelle donne una cultura anti sopruso e anti violenza, per spingere le vittime a denunciare, a non avere paura. (s.to)

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