Modena: alle Calvino i ragazzi migranti sono libri viventi da leggere a scuola
Le storie dei richiedenti asilo a tu per tu con gli studenti La prof. Elisa Busa: «Un modo per fare cadere i pregiudizi»
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MODENA. Quando Bakary Bajinka estrae dalla tasca un foglio per leggere la storia di Kunta Kinteh i ragazzi sgranano gli occhi. Ascoltano il suo italiano, fiero e sussurrato, quasi a non voler disturbare. Bakary l’italiano lo sa, viene dal Gambia, e sta raccontando un pezzo della sua storia, della storia del suo paese, dove faceva anche il poliziotto. È uno dei richiedenti asilo arrivati in Italia e oggi inseriti da Caleidos nel progetto Mare Nostrum. Un mare che si può attraversare davvero solo con progetti di integrazione come questo, dove i migranti sono entrati in una scuola per raccontare ai ragazzi il loro libro, il libro vivente, la loro vita.
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È l’iniziativa più suggestiva della settimana delle lettura delle scuole medie Calvino, che ha sviluppato questa idea di narrazione del reale, dove le parole hanno un senso insieme agli occhi e ai volti di chi le pronuncia, dove la diversità è un valore. Merito delle professoresse Elisa Busa e Marisa Sghedoni: studenti divisi in piccoli gruppi, davanti ad ognuno un ragazzo con la sua vita. Oltre a Bakary c’erano Ibrahim, che ha raccontato della sua famiglia allargata e del perché il riso si mangia con le mani; Jerry ha parlato del suo viaggio sul gommone, dalla Libia alla Sicilia, con quella telefonata alla mamma per dire che era sopravvissuto. E ancora Jarju, meccanico in Mauritania, Barjo e Mark, uno dei più giovani del gruppo, che con orgoglio spiega i colori della sua Nigeria.
Soccorsa Quaranta è la referente dei progetti Mare Nostrum per Caleidos: «La collaborazione con le Calvino dura da qualche mese e questa iniziativa è stupenda, mette tutti in gioco. È una biblioteca vivente, dove sei richiedenti asilo parlano di loro. Penso che entrare nelle scuole sia il miglior modo per fare integrazione, perché si preparano gli adulti del domani».
Per i ragazzi emozione, stupore, curiosità, tante domande e qualche occhio lucido, come quelli della professoressa Elisa Busa: «I libri sono in carne ed ossa, tutto è nato da una fortunata coincidenza: vediamo passare tutti i giorni questi ragazzi perché risiedono in via delle Costellazioni, e ognuno sta raccontando la propria storia. Qualcuno ha avuto il coraggio di spiegare il viaggio, qualcuno la nostalgia del proprio paese, qualcuno le sue passioni: sono ragazzi come i nostri, come i nostri figli».
Ma cosa resta di questa esperienza? «Gli alunni - spiega la prof. Busa - erano colpiti: vedono da vicino chi sono questi ragazzi, capiscono che sono come loro, che giocano a calcio, che vogliono un lavoro, che vogliono una vita bella con una famiglia. Mi auguro che cadano dei pregiudizi, che tutti vedano la delicatezza della voce con cui questi ragazzi raccontano: i nostri ragazzi urlano sempre, questi no...».
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