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Nuovo assessore a Modena, non soltanto di facciata

di ENRICO GRAZIOLI
Nuovo assessore a Modena, non soltanto di facciata

Potrà bastare un’assessora con patente e riconosciuta storia di ambientalista seria quanto determinata a ridefinire l’immagine della giunta comunale di Modena sul fronte della sostenibilità e della...

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Potrà bastare un’assessora con patente e riconosciuta storia di ambientalista seria quanto determinata a ridefinire l’immagine della giunta comunale di Modena sul fronte della sostenibilità e della progettualità urbanistica? Di sola facciata la scelta non può essere, se non altro per rispetto alla persona che raccoglie attestati personali di stima anche nel fronte avverso al governo Muzzarelli. La percezione che il muro contro muro possa solo portare a sbattere e la conseguente convinzione che qualcosa debba cambiare rispetto alle mosse (strategia è una parola forte) di questi anni evidentemente ci sono. E la camminata di questa mattina a Vaciglio, là dove le erigende palazzine hanno acceso la miccia dell’opposizione (al progetto e alla maggioranza), sarà un test non solo simbolico: a partire dalla presenza o meno dell’assessore Filippi. Per quanto il valore anche simbolico della querelle ne abbia fatto nel tempo la frontiera o la trincea lungo cui il sindaco si ritrova a combattere per il suo presente e per il futuro prossimo suo e della sua compagine. La protesta che nasce dal basso, pur magari ispirata o accompagnata da qualcuno che sta un po’ più in alto, è manna dal cielo per chi deve incardinare anche fisicamente a qualcosa l’opposizione a un potere: nella speranza e nel tentativo di sostituirsi democraticamente ad esso. Ma il futuro che ci interessa è quello di Modena e dei modenesi, non quello delle parti in causa. E il contributo fondamentale che Alessandra può dare non è il fronteggiare gli avversari del momento e del luogo specifico: è ampliare lo sguardo, modificandone anche la prospettiva, di un’amministrazione lungo l’orizzonte di tutte le sue risorse ambientali. Fino a disegnare, a tinte più chiare e forti, un’idea di città futura che vada oltre il costruire dove ancora si può (per spremere fino all’ultimo un meccanismo arrugginito e boccheggiante) e rattoppare dove proprio non se ne può fare a meno. Non un’operazione di marketing politico, non un intervento di chirurgia estetica ma un innesto rigenerante se non un trapianto: di immaginazione, idealità e capacità realizzativa.

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