I nuovi 18enni si raccontano: Yebeltal Marino, una vita dall’Etiopia a Carpi
Adottato da Massimo e Debora è cresciuto in Italia con il fratello Tewachew Studia al liceo di Correggio, adora il Barcellona e oggi gioca nel S.Felice
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La sua è una storia che parte da molto lontano, tanto nel tempo quanto nei luoghi, e legata a doppio filo al fratello maggiore Tewachew, 19 anni, con cui è cresciuto in un piccolo orfanotrofio dell’Etiopia fino a quando una coppia carpigiana, Massimo e Debora, è andata in quell’istituto per adottarli entrambi ed offrir loro una vita ed un futuro migliori in Italia.
Era poco più che un bambino Yebeltal Marino, 18 anni a luglio, quando è arrivato all’ombra della città dei Pio, per l’esattezza a Cortile di Carpi dove tuttora vive insieme a mamma, papà e ad un fratello a cui è affezionato non solo per ovvi motivi di sangue, ma perché è stato la sua spalla e il suo sostegno nei difficili momenti trascorsi in Africa durante i loro primi anni di vita, nonostante avesse appena un anno in più di lui.
Oggi Yebeltal gioca a calcio, frequenta il quarto anno del liceo delle scienze umane presso l’istituto San Tomaso di Correggio, adora la Spagna e in particolare la squadra di calcio del Barcellona, ha un invidiabile cadenza modenese e della sua prima infanzia ha pochi ricordi, ma quelli che ha sono tutti per lui, Tewachew, e per chi l’ha accolto a braccia aperte nella sua nuova patria, ovvero i familiari e i suoi compagni di scuola.
Cosa ricordi del tuo Paese natale?
«Non tantissimo, perché ho vissuto in Etiopia fino a cinque anni. Ma i pochi ricordi che ho sono legati a quello che capitava nell’orfanotrofio in cui sono stato con mio fratello per tre anni. Non era un posto tranquillo ma lui, più grande di me, mi ha sempre protetto ed è anche grazie a lui se oggi sono qua. Poi sono arrivati Massimo e Debora, che sono diventati i nostri genitori e ci hanno portati in Italia senza separarci. Ricordo ancora tutti i parenti che ci hanno accolto in casa, io e Tewachew non sapevamo una sola parola di italiano, ma siamo riusciti ugualmente a farci capire. La difficoltà maggiore, infatti, è stata imparare la lingua. Per i primi tre mesi è stata dura ma poi pian piano ce l’abbiamo fatta. Qui era tutto un altro ambiente rispetto alla nostra terra d’origine: sia i familiari che i ragazzi a scuola ci hanno accolti bene e sono stati fin da subito socievoli, senza mai averci fatto sentire diversi.».
A proposito di scuola, come procedono gli studi?
«Non sono un grande studioso, ma seguo e capisco tutte le lezioni e quindi me la cavo. Il mio è un liceo delle scienze umane che mi piace molto perché ti dà la possibilità di fare tante cose: abbiamo due ore di ginnastica in più rispetto ad altri indirizzi, c’è molta attenzione per gli sport e poi per le lingue. Io adoro lo spagnolo e la Spagna: mi ci hanno portato da bambino e sono stato anche al Camp Nou a veder giocare il Barcellona di cui sono un gran tifoso. Un’ altra passione è infatti il calcio. È stato mio padre Massimo a trasmettermela fin da piccolo: mi ha messo lui le mie prime scarpe col tacchetto e da allora non me le sono più tolte. Ho iniziato nella Cortilese ed oggi gioco nel San Felice. Se da bambino sognavo di fare il calciatore, però, adesso ho ridimensionato un po’ i miei desideri anche se il mio futuro lo vedo comunque legato al mondo sportivo. Dopo la maturità mi piacerebbe iscrivermi all’Università di Scienze motorie e diventare insegnante di educazione fisica, oppure preparatore atletico o allenatore».
Come trascorri invece il tuo tempo libero?
«Mi piace uscire con gli amici, siamo una compagnia mista formata da ragazzi e qualche ragazza e Carpi offre tanti luoghi di ritrovo. Andiamo poco a ballare, però, perché per noi l’importante non è fare chissà che o ricercare passatempi particolari: ci basta stare insieme e il divertimento è assicurato».
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