Leonardo in Svizzera: la perizia di Modena dietro tutti i misteri
La proprietaria chiese una consulenza all’esperto d'arte Bussolari sul "Ritratto di Isabella d'Este" e dopo l’attribuzione avvenuta a Modena portò il quadro in Svizzera per venderlo ma non era autorizzata: è stata condannata
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.16753590:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/leonardo-un-quadro-conteso-tra-italia-e-svizzera/95936/96538]]
MODENA. È nata da una riunione in uno studio di Modena l’idea di portare in Svizzera il quadro attribuito a Leonardo. L'intrigo internazionale sul “Ritratto di Isabella d'Este” forse dipinto da Leonardo parte subito dopo l’expertise di Davide Bussolari, come conferma la sentenza di Cassazione appena pubblicata.
Nonostante il cauto riconoscimento dell’esperto d’arte modenese consultato - l’opera è ritenuta di derivazione o al massimo di ambito leonardesco – la proprietaria Emidia Cecchini, settantenne pesarese, come emerge in tutti e tre i gradi di giudizio, decise di trasportare di nascosto il quadro in Svizzera per venderlo: un trasferimento all'estero non autorizzato dallo Stato italiano che ha portato alla sua condanna a un anno e due mesi.
È questo il quadro che - se dipinto da Leonardo varrebbe quasi cento milioni di euro - è in questi giorni al centro di una dura contesa tra Italia e Svizzera: il nostro Paese ha avviato una rogatoria per la restituzione senza risposta dalla magistratura svizzera. L'opera - 61x46,5 cm - faceva parte dell'eredità del padre della Cecchini, morto nel 1990. Si tratta di un quadro raffigurante Isabella d'Este, figlia di Ercole I, signore di Ferrara e Modena, opera che secondo alcuni - ma l'attribuzione non è concorde – sarebbe stata dipinta da Leonardo e di estrema somiglianza a un suo disegno oggi esposto al Louvre.
IL QUADRO NEL CAVEAU. Nel 2013, controllato alla frontiera a Chiasso, un avvocato che risulterà procuratore speciale della Cecchini viene scoperto in possesso di documenti su quest'opera fino allora sconosciuta. Le indagini arrivano a stabilire che il quadro è conservato nel caveau della Ubs di Lugano. Ma qualche mese dopo viene spostato in una finanziaria pare in vista di una vendita. Tutte le indagini e la difesa della Cecchini girano intorno al vuoto temporale tra l'8 marzo e il 3 agosto 2013 quando l'opera si trova nella banca in Svizzera.
Ma c'è un'altra data-chiave in qusta storia: il 3 marzo 2010. È il giorno in cui la proprietaria porta a Modena il quadro nello studio di Bussolari, esperto di fama nazionale, chiedendogli di sottoporlo ad analisi dirette e di accertarne la datazione, l'attribuzione e il valore. Ad organizzare l’incontro è l’esperto d’arte Mario Seri, anche lui condannato. La Cecchini è a corto di soldi ma non ha la certezza che quel quadro ereditato sia davvero di Leonardo o della sua scuola. E in giugno Bussolari, con la sua perizia, le comunica di ritenere, sia per il soggetto che la tecnica, che l'opera è riferibile «a derivazione o ad ambito leonardesco». Una valutazione prudente, insomma. Allo stesso tempo esclude che possa trattarsi di una riproduzione di epoca successiva.
LA PERIZIA DI MODENA. In questo mistero esiste però punto fermo come vedremo importante: un contratto di affitto con Ubs Banca di Lugano che colloca il quadro nel caveau già dal 3 agosto 2010, esattamente tre anni prima del momento in cui è stato portato via, dopo l'avvio delle indagini della Procura di Pesaro. Questo, secondo la Cassazione, dimostra in modo inequivocabile che il quadro era in Italia, che è stato trasferito in Svizzera poche settimane dopo la perizia a Modena e che la proprietaria agiva di sua volontà sapendo cosa faceva. Per questo la data dell'incarico per la perizia di Modena rientra secondo la Suprema Corte in un percorso logico-temporale cruciale.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.16753419:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.16753419:1650058445/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
VERSO LA SVIZZERA. L'elemento cardine è proprio il passaggio dalla perizia di Bussolari al contratto con la Ubs che indica il quadro già nel caveau di Lugano. In tutto poche settimane, il tempo del trasferimento una volta capito l'enorme potenziale di valore commerciale. Da allora altre attività indicano secondo i giudici che il quadro è sempre rimasto in quel caveau: la copia commissionata al pittore Mario Salogni dopo la scoperta del trasporto all'estero, la perizia commissionata a uno storico dell'arte, l'intervento di un antiquario per un piccolo restauro e a un'ulteriore perizia per analizzare i materiali sottostanti alla pittura. Elementi che contraddicono la prima versione della Cecchini: interrogata, dice che l'opera è sempre stata in Svizzera e che aveva fatto analizzare a Bussolani solo la copia, «senza però aver saputo riferire sulla sua origine né tanto meno sulle sue sorti, non essendovi di tale riproduzione alcuna traccia (prima del settembre 2013, ndr) e al contrario scivolando in un grossolana catena di contraddizioni».
RIUNIONE DECISIVA. Risulta anche credibile «che successivamente alla fatidica data coincidente con la commissione della perizia della Cecchini a Busssolari, al quale era stata portata in visione l'opera, si era svolta presso lo studio modenese una riunione per approfondire la conoscenza del dipinto», alla quale avevano partecipato la proprietaria, l'esperto e l'avvocato delegato. Sempre Seri accompagnerà nel 2014 la Cecchini a un incontro con i futuri acquirenti. Secondo la Cassazione è chiaro «che successivamente alla fatidica data coincidente con la commissione della perizia della Cecchini a Busssolari, al quale era stata portata materialmente in visione l'opera, si era svolta presso lo studio modenese una riunione per approfondire la conoscenza del dipinto», alla quale avevano partecipato la proprietaria, l'esperto e l'avvocato delegato. Insomma, tutto quadra.
L'IRONIA DEL CASO. Ma in questa storia c'è una beffa. Tutti i misteri e poi lo stesso trasporto segreto in Svizzera sono scaturiti da un'idea sbagliata: la Cecchini temeva di dover pagare le tasse sulla vendita del quadro. Ma come ricorda la Cassazione, non sono previste imposte da plusvalenze per la vendita di opere d'arte.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
