Modena. In Piazza Mazzini spuntano le mura, stop ai lavori
Pausa forzata nel cantiere della nuova pavimentazione. Si attende il parere della Soprintendenza
MODENA. Uno dei progetti “identitari” della attuale amministrazione - quello nella centralissima piazza Mazzini con la sinagoga sullo sfondo - potrebbe subire rallentamenti causa il ritrovamento di resti delle antiche case dell’ex ghetto ebraico.
Ad accorgersi che qualcosa non andava nel cantiere che ha aperto i battenti il 16 aprile scorso, dopo non poche peripezie e il coinvolgimento dell’architetto svizzero Mario Botta, è stato Emilio Salemme.
L’ambientalista modenese che vive a pochi metri ieri ha notato che dallo scavo per la realizzazione dei sottoservizi di Hera, profondo 30-40 centimetri, erano emersi dei mattoni storici. Ecco dunque lo stop, imposto dalla legge, in attesa che giungano sul posto i rappresentanti della Soprintendenza cui lo Stato delega il controllo delle antichità emerse.
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A un primo esame parrebbero i resti delle case abbattute nei primissimi anni del ‘900 per motivi di “sanificazione”. Ma appunto devono essere gli esperti archeologi a dire che tipo di materiale è emerso e cosa occorre farne: va valorizzato sul posto oppure si può studiare e coprire o va spostato al museo? Probabile che serviranno almeno settimane per arrivare a delle conclusioni.
Ieri, comunque, gli ingegneri e architetti comunali presenti sul cantiere non manifestavano alcuna sorpresa dell’accaduto.
«Il cronoprogramma del cantiere prosegue - spiegano due di loro - perché ci aspettavamo di individuare i resti di quelli che sono i piani terra e le fondamenta delle case abbattute nel vecchio ghetto abbattuto prima della prima guerra mondiale. All’archivio comunale ci sono tutte le piante storiche dell’area e in ogni caso, come prescrive la legge, nel cantiere abbiamo gli archeologi per la necessaria archeologia preventiva. Ora attendiamo il funzionario della Soprintendenza che deciderà il modo di procedere, secondo noi comunque non vanno eseguiti altri rilievi oltre ai necessari controllo. Non subiremo alcun rallentamento».
Il Comune punta molto su questo progetto di riqualificazione: dopo il fallimento della precedente giunta con il progetto Botta e il suo “muro-fontana” davanti alla sinagoga, oggi Muzzarelli ha rilanciato con pavimentazione e messa in sicurezza dello storico spazio verde per rendere sempre più frequentabile lo spazio pubblico. Il progetto comunale complessivo, in due stralci, prevede infatti una modulazione della pavimentazione su diversi livelli e con pietre di differenti formati, per tutti i 3.400 metri quadrati di superficie. Inoltre ci sarà la creazione di un piano rialzato rivolto a via Emilia che sottolinei la presenza sottostante dell’ex Diurno che per il momento non viene toccato.
Il piano rialzato verrà rivestito con pietra calcare del tipo “grolla porfirico” con finitura fiammata, a memoria della vicina Preda Ringadora. L’attuale cantiere servirà a realizzare la nuova pavimentazione sull’intera piazza, eccetto l’area sopra al diurno, le opere a verde, l’installazione di una fontana a lama d’acqua simile a quella di piazza Roma, il nuovo impianto di illuminazione, l’adeguamento delle fognature e la realizzazione di un nuovo sistema di smaltimento delle acque piovane e la ricollocazione del busto di Giuseppe Mazzini.
Il luogo è storico e molto delicato: l’area è infatti occupata da fitte case sin da quando, nel 1638, il duca Francesco I decise di trasformarla in ghetto con i relativi cancelli, abolito nel 1859.
Stefano Luppi
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