Ue boccia Crm: piadina Igp solo se prodotta in Romagna
«La Igp Piadina romagnola, industriale o artigianale, va prodotta in Romagna». Lo ha ribadito ieri il Tribunale Ue in una sentenza, respingendo il ricorso dell'azienda modenese di produzione di...
«La Igp Piadina romagnola, industriale o artigianale, va prodotta in Romagna». Lo ha ribadito ieri il Tribunale Ue in una sentenza, respingendo il ricorso dell'azienda modenese di produzione di prodotti da forno Crm, specializzata in particolare in diverse tipologie di piadine romagnole.
Crm aveva chiesto l'annullamento del regolamento di esecuzione Ue n. 1174/2014 della Commissione europea sull’iscrizione della denominazione piadina romagnola - piada romagnola Igp. L'azienda temeva che riservare l'uso della denominazione "romagnola" alle piadine/piade prodotte nell'area geografica protetta rendeva impossibile l'esercizio della propria attività economica ordinaria, avendo lo stabilimento a Modena.
La domanda di registrazione della Igp piadina romagnola è stata proposta alle autorità italiane, nel 2011, da un consorzio per la promozione di tale prodotto. La pubblicazione ha dato luogo a numerose opposizioni da parte di organizzazioni rappresentative dei produttori artigianali di piadine vendute in chioschi, che hanno contestato l'equiparazione, ai fini della Igp considerata, delle piadine prodotte industrialmente alle piadine di fabbricazione artigianale vendute in chioschi. Ciononostante, le autorità italiane, l'11 dicembre 2012, hanno depositato presso la Commissione la dichiarazione di registrazione della Igp in questione, unitamente al disciplinare di produzione. Nel 2013, la Crm ha impugnato davanti al Tar Lazio gli atti della fase nazionale della procedura di registrazione, che ha poi accolto il ricorso, imponendo alle autorità italiane di riformulare detto disciplinare. Qualche giorno dopo questa sentenza, la Commissione pubblicava la domanda di registrazione della Igp, indicando che tale pubblicazione conferiva il diritto di opposizione alla domanda medesima. La Crm informava quindi la Commissione della sentenza del Tar e, sulla base di questa, chiedeva alla Commissione di annullare la pubblicazione della domanda così come effettuata. Ciononostante, la Commissione adottava il regolamento impugnato. Con sentenza del 13 maggio 2015, il Consiglio di Stato ha annullato la sentenza del Tar Lazio. Nel frattempo, però, la Crm ha proposto il ricorso al Tribunale Ue, che ora ha respinto l’istanza. Di recente l’azienda Crm ha cambiato proprietà passando da Renzo Montagnani e Carla Rebecchi al Fondo Aksìa Group che ha sede a Milano.
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