Gazzetta di Modena

Modena

Acqua, il Dragone pagherà 300mila euro a Frassinoro

di Daniele Montanari
Acqua, il Dragone pagherà 300mila euro a Frassinoro

Dopo nove anni la Cassazione dà ragione al Comune e condanna gli altri otto che dal 2000 stracciarono l’accordo per l’erogazione gratuita dalla sorgente

3 MINUTI DI LETTURA





FRASSINORO. Dopo nove anni, la “questione acqua” si chiude a Frassinoro con la vittoria in Cassazione del Comune nel braccio di ferro con il Consorzio Acquedotto Dragone prima e l'Acquedotto Dragone Impianti srl dopo. Una questione di principio, per l'acqua bene comune, e di sostanza, visti i 300mila euro e più che dovranno essere risarciti dal Dragone al Comune. La vicenda è questa. Nel lontano 1959 il Comune aveva stretto un accordo con il Dragone per la captazione delle acque che sgorgano dalle sorgenti di San Geminiano in cambio dell'erogazione di 6 litri d'acqua al secondo, di cui 4 a pagamento e 2 assolutamente gratuiti. Per 40 anni si era andati d'amore e d'accordo, fino al 30 giugno 2000. Dal 1° luglio 2000 il Comune affidò la gestione del servizio idrico a Meta (poi subentrò Hera) e a quel punto il Dragone disse stop all'erogazione gratuita dei 2 litri al secondo, dicendo sostanzialmente che l'accordo del 1959 non era più valido perché da quel momento il Comune non gestiva più direttamente il servizio di acquedotto. La cosa parve un'ingiustizia al sindaco Elio Pierazzi (nell'ambito del mandato 1999-2009) che, dopo aver tentato invano una conciliazione, nel maggio 2009 andò di persona a Firenze a depositare il ricorso (sottoscritto dagli avvocati Fausta Brighenti e Concetta Donatacci Cirelli) al Tribunale Regionale delle Acque. Che il 30 settembre 2011 sentenziò in primo grado la vittoria del Comune, condannando il Dragone a risarcirgli la somma equivalente alla mancata erogazione gratuita dei 2 litri al secondo per 11 anni. Una cifra quantificata in 232mila euro più interessi e altre voci per un totale appunto di circa 300mila, a carico alla fine dei Comuni soci del Dragone: Pavullo, Serra, Lama Mocogno, Pievepelago, Polinago, Prignano, Palagano e Montefiorino. I quali però, con il Dragone, vinsero in appello il 19 novembre 2013 al Tribunale Superiore delle Acque. A quel punto Frassinoro andò in Cassazione, che il 20 aprile scorso ha pubblicato la sentenza emessa a sezioni unite (e quindi inappellabile) che ribalta ancora tutto dando nuovamente ragione al Comune e chiedendo al Tribunale Superiore di riformulare la sentenza. I giudici romani infatti hanno riconosciuto che «non la gestione diretta del servizio acquedottistico da parte del Comune fosse il presupposto indefettibile dell'intesa, ma la destinazione dell'acqua fornita dal Consorzio ai bisogni della collettività residente nel Comune». Ha vinto insomma il principio pubblico di tutela dei cittadini, riconoscendo che «la finalità dell'accordo del 1959 era che il Comune si assicurasse una fornitura d'acqua sufficiente a soddisfare i bisogni di acqua potabile della collettività comunale». Insomma, dal 2000 i 2 litri al secondo gratis dovevano essere concessi a Meta (e poi a Hera), che li avrebbe scontati sulle bollette dei frassinoresi. In assenza di ciò, gli otto Comuni del Dragone adesso dovranno pagare i 300mila a Frassinoro per rimettere in pari i conti fino al 2011. Poi ci sarà da affrontare il nodo degli altri sette anni fino ad oggi, perché il principio è comunque stabilito. E rischia di essere una bella salassata.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google