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Di moda il “bio” e il “naturale”

di Riccardo Padovani
Di moda il “bio” e il “naturale”

Anche nel mondo del vino, nell’ultimo decennio, hanno preso piede le tendenze Bio come sinonimo di etica, qualità e genuinità.Il vino biologico nasce formalmente con il Reg.CE n.606/2009 che...

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Anche nel mondo del vino, nell’ultimo decennio, hanno preso piede le tendenze Bio come sinonimo di etica, qualità e genuinità.

Il vino biologico nasce formalmente con il Reg.CE n.606/2009 che disciplina la vinificazione biologica e completa il Reg.CE 834/07 che norma l’agricoltura biologica negando innanzitutto l’uso di prodotti chimici di sintesi e OGM o loro derivati nel rispetto del suolo e dell’ambiente.

I terreni vengono fertilizzati con concimi organici e contro i parassiti si può intervenire utilizzando trattamenti preventivi per rinforzare la pianta, oppure con trattamenti diretti naturali come rame e zolfo o ancora con la lotta biologica immettendo organismi viventi antagonisti dei parassiti.

In cantina l’uso dei solfiti è stato limitato ad un massimo di 100mg/l per i rossi e 150mg/l per i bianchi.

La biodinamica, basata sulle teorie formulate dal filosofo esoterico austriaco Rudolf Steiner alla fine dell’800 si spinge ancora più avanti e considera le forze terrene e cosmiche per creare equilibrio nella natura prestando attenzione alle interconnessioni energetiche tra cielo e terra.

La fattoria è considerata “organismo vivente” a sé stante, un sistema in cui le relazioni tra uomini, piante, animali e terra si bilanciano naturalmente senza bisogno di agenti esterni.

La biodinamica non è pura filosofia, ma una scienza basata su metodi specifici come ad esempio il procedimento di preparazione del fertilizzante “cornoletame”: durante l’inverno, stagione in cui domina l’oscurità con apice al solstizio, la luce e la sua energia si rifugiano nel profondo della terra.

In questa stagione si prende quindi un corno di mucca, mezzo con cui in vita questo animale terreno per stazza e natura comunica con le forze astrali, lo si riempie di letame inteso come prodotto del ciclo vitale dell’erba, e lo si sotterra avvicinandolo all’energia nel sottosuolo.

L’humus che si ottiene verrà poi diluito con acqua sottoposta a trattamento di dinamizzazione, e cioè mescolata secondo precisi criteri, a temperature definite, per almeno un’ora, per riattivare le sue cellule energetiche e potenziare il preparato da distribuire sul terreno.

Si vinifica con soli lieviti indigeni e l’uso dei solfiti aggiunti è ancora più limitato, supponendo che vini prodotti in biodinamica abbiano già in natura quanto basta per stabilizzarsi e difendersi da ossidazioni.

Non sempre i vini biodinamici sono i migliori, dipende da quello che offre naturalmente l’uva e da chi la lavora, quello che però si può dire è che si ottengono vini strettamente legati al territorio, diversi ogni annata e spesso ricchi di personalità anche se non sempre organoletticamente perfetti.

Si parla infine di “vino naturale”: per ottenerlo si limita al minimo indispensabile l’intervento umano, sia in vigna, che in cantina.

È un ritorno ai metodi dei nostri avi prima dell’avvento della tecnologia che, se da un lato ha contribuito a semplificare il lavoro dei viticoltori, dall’altro ha talvolta portato nei vini “convenzionali” ad un’uniformazione del sapore e a perdite di carattere.

ilvinovago@gmail.com.

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