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Finale: il gelato all’olio ti sorprenderà

di Francesco Dondi
Finale: il gelato all’olio ti sorprenderà

Lo propone Giorgia Fainoghi in piazza a Finale In piazza Garibaldi lavora Giorgia Fainoghi, che ha portato nella Bassa un abbinamento complesso da intuire mentalmente, ma che merita un doveroso assaggio. La cremosità è unica e alla vista appare più compatta rispetto ad un gelato normale. La presenza dell’olio d’oliva offre poi quel pizzico di sapidità che ben si sposa con il sapore del resto del composto, esplodendo poi nella sua complessità al primo incontro con le papille gustative.

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Il premio Oscar Susan Sarandon ne è rimasta affascinata nell’assaggiarlo in un recente tour in Sicilia. Perché il gelato all’olio d’oliva si sta rapidamente affermando nei laboratori più ricercati e sperimentali come può essere il Little Cherry di Finale, laboratorio di dolci per tutte le stagioni.

In piazza Garibaldi lavora Giorgia Fainoghi, che ha portato nella Bassa un abbinamento complesso da intuire mentalmente, ma che merita un doveroso assaggio. La cremosità è unica e alla vista appare più compatta rispetto ad un gelato normale. La presenza dell’olio d’oliva offre poi quel pizzico di sapidità che ben si sposa con il sapore del resto del composto, esplodendo poi nella sua complessità al primo incontro con le papille gustative. Ma soprattutto la sperimentazione sta ottenendo importanti gradimenti dei clienti anche alla luce del fatto che si offre ad una sempre più ampia nicchia: celiaci, vegani, sportivi e persone che cercano un po’ di regolarità intestinale. Tutte qualità che l’olio italiano garantisce.

«Ho scoperto il gelato all’olio d’oliva ad una fiera in Romagna - spiega Giorgia mentre prepara un gelato con il suo solito sorriso - Me l’hanno proposto e ho scelto di provare a produrlo. Non pensavo, ed invece la clientela ha molto apprezzato. La mia gelateria non è spaziosissima, se continuerà così dovrò trovare una collocazione diversa per le vaschette visto che il gradimento c’è».

Giorgia, mamma di tre figli, ha cultura di gelato. A ogni cliente incuriosito - se il tempo lo permette - spiega le proprietà del nuovo prodotto. Il sapore dell’olio non si sente, non contiene latte e derivati e neppure grassi animali o glutine. Viene allora da domandarsi come si possa fare un gelato senza latte: una sperimentazione che inizialmente appare quasi un’eresia, ma che trova una immediata soluzione grazie all’acqua che va in sostituzione proprio del latte. Ecco spiegato il trucco della diversità visiva del cono e l’eleganza del gusto.

«La cremosità è diversa, è innegabile - spiega l’artigiana di Little Cherry - ma devo ammettere che anche a me, purista della tradizione, è piaciuto molto e talvolta non mi tiro indietro se ho voglia di un sapore un po’ diverso».

E così, chiusa nel suo nel laboratorio, Giorgia continua a preparare, assaggiare, abbinare sapori. Ne escono, al momento, cinque gusti. Per i più tradizionalisti non possono mancare bacio e crema; gli affezionati alle amarene virano con decisione sul little cherry e i più golosi non possono rinunciare al nocciola crock con scaglie di cioccolato. Ma è sul pistacchio salato che l’acquolina cresce a dismisura. Immaginate voi cosa significa abbinare la dolcezza di un gelato ad un pistacchio del genere, accuratamente ricercato per anni. «Assaggialo - suggerisce Giorgia - senti che sapore unico, irraggiungibile». E in effetti il palato gongola. «Non è così semplice trovare un pistacchio così, spesso risulta insapore ed invece questa qualità aggiunge quel qualcosa in più al gelato. Ho dovuto cercare per diverso tempo, provare e riprovare, ma penso che non me ne separerò più».

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