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#SCUOLAPERSCUOLATOUR: L’AVVENTURA DI DE CARLO 

Sul camper per 5 mesi a contatto con l’Italia vera

Sul camper per 5 mesi a contatto con l’Italia vera

“Camillo” è tornato a casa. Il camper con cui Andrea De Carlo ed Enrico Gennari hanno girato l’Italia riposa dopo cinque mesi di viaggio per l’Italia. I due giovani lo hanno usato per spostarsi lungo...

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“Camillo” è tornato a casa. Il camper con cui Andrea De Carlo ed Enrico Gennari hanno girato l’Italia riposa dopo cinque mesi di viaggio per l’Italia. I due giovani lo hanno usato per spostarsi lungo la Penisola durante le tappe di #Scuolaperscuolatour.

Un percorso sospeso tra il reale e il virtuale, in cui gli incontri con le studentesse e gli studenti sono stati condivisi sui social network mentre De Carlo ha risposto a migliaia di domande. Succede se pubblichi due libri a 19 anni e inventi un formato itinerante a tappe per discutere dei temi giovanili più disparati, dalle pagelle alle dipendenze, dai sogni ai timori per il futuro.

L’ultima tappa è stata al liceo Sigonio, poi è calato il velo per il camper con l’hashtag sulla fiancata. Per lo studente universitario a Bologna è invece tempo di bilanci.

«Enrico e io siamo contenti - ha raccontato De Carlo - perché è andata bene. Viaggiare in camper è comodo e scomodo al tempo stesso. Comodo perché consente di non andare in hotel, fermandosi a poche centinaia di metri dagli istituti; scomodo perché la convivenza in camper può diventare molto difficile: non è come condividere una vacanza. Alla mattina s’andava in assemblea, poi bisognava montare i video, caricare le foto e scrivere».

Gli aneddoti non mancano di certo. «Ci hanno regalato bottiglie di vino - ha ripreso De Carlo - e offerto tanti pranzi, soprattutto negli istituti alberghieri. Una mattina a Vicenza, il 23 dicembre, abbiamo sentito picchiare contro il camper. Erano gli studenti che ci svegliavano alle sei di mattina. Più di una volta abbiamo sbagliato l’indirizzo della scuola e siamo finiti in succursale. Qualche volta è finita l’acqua del camper e abbiamo riempito bottiglie nelle scuole dei bagni perché non sapevamo come fare. Alla fine è stato comunque un percorso piacevole».

Un percorso che ha portato i giovani ospiti di Radio Rai, ma soprattutto a contatto con ragazze e ragazzi di poco più giovani di loro.

«Le loro domande più comuni sono sull’utilizzo della scrittura come metodo d’espressione - ha spiegato l’ex studente del Selmi - sui m iei sogni e il mio rapporto con i genitori. Vedono di buon occhio il percorso per l’Italia in camper e chiedono cosa significhi come esperienza».

«Mi chiedevano come andavo a scuola - aggiunge - e rispondevo che il rendimento scolastico non testimonia nulla, ma lo studio è importante. Dopo molte assemblee ci siamo anche incontrati nei pomeriggi e abbiamo fatto chiacchiere con loro sulle ambizioni. Ho notato al Sud più sfiducia nel futuro, al Nord più fiducia».

De Carlo rifarebbe il viaggio con almeno una modifica. «Lascerei ancora più spazio per le domande degli studenti - ha concluso l’universitario - perché il tempo non è mai abbastanza». (g.f.)

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