I valori della Liberazione la piazza canta Bella Ciao
Corteo in via Emilia e corone al sacrario dei partigiani sotto la Ghirlandina L’attualità della Liberazione, giovani e anziani uniti sotto bandiere diverse
«Ora e sempre Resistenza» . Il partigiano Mario ripete con una voce flebile la frase simbolo dei combattenti in camicia e moschetto. In una piazza Grande gremita di persone e con le bandiere politiche ridotte all’indispensabile, quelli della sua generazione si possono contare.
Il tempo ha fatto il suo corso e i giovani della sua classe di leva, i sopravvissuti, hanno superato i novant’anni. Ma i ricordi non se ne sono andati via e sono rimasti nitidi, a dispetto dei settantatre anni passati. I reduci del ’44-’45 sono gli u ltimi monumenti viventi e si muovono a fatica sul selciato all’ombra della Ghirlandina, appoggiati a un bastone o a un nipote, ma per nessuna ragione al mondo mancherebbero all’appuntamento del 25 Aprile, anche se la speranza di trovare gli ex commilitoni è un’illusione. L’unica certezza è che i valori per cui si sono battuti riscaldano ancora i cuori e le menti di generazioni più giovani.
Il colpo d’occhio della piazza di ieri era la fotografia dei sentimenti e delle speranze dei modenesi di oggi, che a dispetto delle incertezze della politica sono ancorati all’eredità di una convivenza civile che si esprime in una data simbolo. Gli ex combattenti, militari e partigiani, sono presenti ormai solo con i vessilli e le medaglie. Restano i loro sacrifici, le vite bruciate nei combattimenti casa per casa, le loro foto sul muro della Ghirlandina dove non a caso una grande maggioranza è con la divisa.
Il comandante dell’Accademia, come da tradizione, ha affiancato il sindaco nella deposizione della corona d’alloro e anche i cadetti hanno reso il saluto ai caduti. Un breve silenzio, quello delle autorità civili e militari, davanti al sacrario della Resistenza e poi avanti con la celebrazione ufficiale.
Prefetto, questore, comandante dei carabinieri, presidente del consiglio comunale sono saliti anche loro sul palco assieme ai rappresentanti dei gruppi politici in consiglio comunale. Ed è toccato al sindaco Muzzarelli, dopo il discorso emozionato dello studente Francesco Martinelli, dare voce a una sintesi che tenesse insieme le battaglie di ieri e i problemi e le sfide del tempo presente.
Il sindaco ha iniziato con gli auguri al presidente Napolitano in ospedale che hanno raccolto un applauso iniziale e poi è partito accostando la libertà riconquistata del ’45 con i drammi delle guerre di oggi e dei focolai di tensione che attraversano anche l’Europa di oggi alle prese con le migrazioni e le spinte centrifughe dei paesi dell’Est, gli ultimi a unirsi alla Cee ma i primi a respingere ogni forma di contributo ai problemi comuni.
Muzzarelli ha chiamato in causa i paesi del patto di Visegrad e l’Ungheria sempre più nazionalista ma non ha infierito sulla politica estera, tornando subito in una dimensione nazionale.
«La Costituzione è la nostra bussola ed è attuale anche con gli opportuni aggiustamenti - ha detto in buona sostanza - Anche i nuovi partiti possono riconoscersi in una carta che garantisce diritti e possibilità al di là delle fortune politiche che possono scmparire, per questo o quel partito. Guai dimenticare che nei momenti più bui la nazione è stata in grado di rimettersi in piedi: anche noi potremo farcela se lavoreremo insieme».
La piazza saluta il discorso con un applauso breve, in attesa del “Bella Ciao” che tutti cantano in coro. Tutti, senza eccezioni, compreso Arrigo Guiglia che regge con orgoglio lo stendardo dell’Associazione Mazziniana. Anche sul palco Adolfo Morandi, inossidabile consigliere di Forza Italia e mai assente in c onsiglio comunale per suo il partito e dalla piazza il 25 Aprile, canticchia sottovoce l’inno degli italiani che buttarono a mare il fascismo.
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