Via del Mercato di Modena tra droga, sbandati e prostitute
Chi ha attività ormai ci scherza: «I nostri orari sono scanditi da queste presenze». L’ex mercato ortofrutticolo è un rifugio e un’officina per smontare biciclette rubate
MODENA «Ormai conviviamo con queste presenze, anzi ci segnano gli orari. Alla mattina presto sappiamo che possiamo vedere qualche evoluzione di arrampicatori che fanno poi passerella sulle pensiline e sulle tettoie, mentre verso le 18.30 ci rendiamo conto che ormai è l’ora di chiudere perché ci sfila davanti la processione delle prostitute di colore, tutte quelle poverette che vanno in fondo alla strada verso la tangenziale e cominciano a lavorare».
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In via del Mercato, da questo punto di vista, non ci sono stagioni. Il tempo è un continuum perchè per tutto l’anno la musica è sempre quella: all’interno dell’ex mercato ortrofrutticolo gli “inquilini” se ne vanno alla mattina presto e rientrano a sera inoltrata, con qualche eccezione al pomeriggio, quando ci sono le biciclette appena rubate da stoccare e poi da smontare, mentre fuori, mentre cala la sera, arrivano le prostitute che animeranno la nottata col carosello dei clienti.
Ma non solo, chi abita e chi ha attività in questa zona parla anche di vendite di droga alla luce del sole. I clienti? Spesso sono i camionisti che escono ed entrano dalla tangenziale con i loro Tir.
«Una volta - dice un residente - abbiamo visto uno dei soliti giovani col cappuccio avvicinarsi ad un autoarticolato, uno di quelli lunghissimi, e consegnare in un secondo qualcosa al guidatore. Questo poi è andato un po’ più avanti, dove ci sono meno case , e si è bucato. Pensate a uno “fatto”, drogato, che guida un Tir da tonnellate...».
Quello che preoccupa residenti e chi lavora in zona è il giro consolidato che si è creato fuori e dentro all’ex mercato ortofrutticolo: l’ex struttura, chiusa dal 2004 da quando è stata inaugurata la nuova sede ai Torrazzi, fa da casa, costituisce un rifugio. C’è, è facile entrare sia scavalcando che passeggiando dopo aver attraverso le transenne sempre aperte o abbattute del cantiere su via Rubes Triva, nessuno si sogna di fare un blitz notturno.
L’area abbandonata costituisce il terminale del giro, in entrata e in uscita, coloro invece che costituiscono il giro lavorano al parco XXII Aprile o gravitano sempre all’interno del triangolo Gramsci, Tempio, viale Crispi, spingendo le loro attività di spaccio anche nelle laterali e anche nella stessa via del Marcato.
Dunque mentre fuori si lavora con la droga e con i furti, dentro, col passare dei mesi, anche il degrado si... degrada. Alcuni vani sono stati chiusi alla base, dove si accede con le scale ma, come detto, le finestre vengono raggiunte direttamente scavalcando il muro esterno e poi bastano pochi passi sulla pensilina.
Ai piani bassi e nei grandi spazi dove un anno fa c’era chi si era creato una casetta con cucinotto, camera da letto, salottino e collegamento all’acqua potabile tramite l’idrante, non c’è praticamente più nulla. C’è attività da cacciatori di rame, con i cavi elettrici sbruciacchiati per eliminare la protezione di plastica, c’è qualche giaciglio notturno ormai abbandonato. Anche una vecchia bilancia è stata distrutta rotella per rotella. Ci sono almeno tre biciclette, di buona marca, che devono essere smontate, qualche telaio, ruote.
Per il resto per terra la solita marea di rifiuti, qualche bottiglietta trasformata in narghilè per fumare la droga, qualche scatola di farmaco, plastica e bottiglie. L’unica novità sono i graffiti: sono aumentati negli ultimi mesi e in una stanza i pittori hanno abbandonato parecchie bombolette di vernice a spray. Gli autori si sono anche firmati, i nomi sono italiani. L’ex mercato sembra non avere futuro.
Non lo hanno di sicuro le giovanissime ragazze di colore, schiave del racket nigeriano, da anni mandate al lavoro in questa zona.
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