«Lavoro senza regole? Ora basta»
La Camusso ai delegati Cgil: «Castelfrigo e Maserati, vertenze esemplari»
Il lavoro che c’è ed è a rischio. Quello precario che permette a malapena la sopravvivenza con contratti capestro. E il lavoro che c’è solo se si rinuncia alle poche garanzie rimaste.
Un panorama scuro quello in cui ieri i 135 delegati Cgil si sono ritrovati nella Camera del Lavoro per mettere a punto la piattaforma del diciottesimo congresso nazionale. Per l’occasione era presente la segretaria Susanna Camusso, rimasta dal primo all’ultimo minuto ad ascoltare gli interventi che a ruota, uno dopo l’altro, hanno presentano le tante facce del pianeta occupazione e del precariato che sta scalzando il lavoro regolare.
Critiche e autocritiche, nei pochi minuti concessi dalla scaletta, nessuna retorica. Anche gli strali al “padronato” restano nella dialettica di chi dice «Dobbiamo ascoltare gli operai anche quando ci danno torto» oppure «Dobbiamo evitare il dumping negli stessi settori con contratti diversi». Già, ma come la metti se sei un funzionario e ogni giorno devi rispondere a intere fabbriche che disinvoltamente cambiano inquadramento a centinaia di dipendenti a seconda della convenienza fiscale? Un caso esemplare è quello della logistica, tra facchinaggio e multiservizi: una formula che permette risparmi superiori al 20% e che sta diventando l’ala marciante nei contratti depotenziati, anche del settore alimentare.
Eppure il nodo è sempre quello, la sicurezza, dentro e fuori dal lavoro. «La crisi prima e ora questo cenno di ripresa determinano forzature nei tempi e nei modi del lavoro, con la tendenza a risparmiare sulla sicurezza ai fini del profitto. La rarefazione dei controlli fa il resto - dice la Camusso nei corridoi in una pausa dei lavori - Qui a Modena c'è una sensibilità che deriva dalla lotta della Castelfrigo e le coop spurie, contro illegalità e sfruttamento nell’indotto».
Stessa contestazione per la mancanza di certezze sulla vertenza Maserati; sciopero di otto ore il 10 maggio con manifestazione dall’industria del Tridente alla sede di Confindustria. «Per questa fabbrica - ha aggiunto - non si capisce quale sia il piano industriale la prospettiva della produzione».
Infine il pungiglione per i dati forzati sull’occupazione («È sufficiente un'ora di lavoro a settimana per definire una persona occupata») e sulle aperture della grande (e piccola) distribuzione, nei giorni festivi. Come a Modena, dove molti sono rimasti aperti il 25 Aprile. «Ma perchè nel resto del mondo - ha detto la segretaria Cgil - Germania e paesi nordici ad esempio, le imprese non vanno in crisi e rispettano le chiusure? Non mi pare che fare la spesa sia un servizio che non possa essere interrotto». (s.c.)
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