Terrorismo: Emilia-Romagna: regione ad alto rischio
Siamo quarti in Italia per combinazione di fattori pericolosi e infiltrazioni. Monitorati pakistani, nigeriani e medio-orientali
MODENA. Sono islamici radicali spesso già espulsi dall’Italia, abitanti in piccoli paesi di provincia, dediti a contatti e proselitismo sui social. Questo l’identikit dei possibili terroristi jihadisti nel nord Italia. Molti dei quali vengono portati via dall’Italia con voli che partono proprio dall’aeroporto Marconi di Bologna. Perché la nostra regione è quarta in Italia per rischio infiltrazioni, secondo la recente classifica “Italian Terrorism Infiltration Index 2018” pubblicata venerdì dall’Istituto Demoskopica. La nostra regione si colloca infatti tra le aree nazionali “ad alto rischio”. Partendo proprio da questo dato generale, dallo studio emerge che sono quattro le regioni italiane che si collocano nell’area definita ad «alto livello di potenziale infiltrazione terroristica»: la Lombardia con il massimo punteggio, pari a 10, si conferma, per il terzo anno consecutivo in cima alla classifica, davanti a Lazio (9,25), Piemonte (4,19) ed Emilia Romagna (4,10 punti).
QUATTRO INDICATORI. Quattro gli indicatori «sensibili» da Demoskopika: le intercettazioni autorizzate, gli attentati avvenuti in territorio italiano estrapolati dal Global Terrorism Database dell’università del Maryland, gli stranieri residenti in Italia provenienti dai primi cinque Paesi considerati la top five del terrore dall’Institute for Economics and Peace nello studio «Global Terrorism Index 2017» e il numero dei visitatori nei musei.
INTERCETTAZIONI. Dal 2005 al 2016 il numero dei bersagli di intercettazioni in ambito di monitoraggio e indagine antiterrorismo, autorizzati dalle Procure, sono stati in tutto 10.855. Si è intensificato di molto la fase di “ascolto” che nell’ultimo anno ha registrato un picco: 1.774 persone sotto controllo contro le 1.120 del 2015 e le 627 del 2014. Va detto che la nostra regione non è tra le prime (Lombardia col 37,2%, Lazio 12,4% e Campania 10,2%) ma anzi si colloca in una fascia molto bassa: l’Emilia-Romagna ha 298 “bersagli” ovvero il 2,7% del numero complessivo nazionale, nella fascia medio-bassa, ma più dell’anno prima quando erano solo 177.
RADICAMENTO. La maggior parte delle indagini riguarda questi Paesi secondo l’Institute for Economics and Peace: Iraq, Afghanistan, Nigeria, Siria e Pakistan. Tra queste nazioni, le presenze più rilevanti in Italia riguardano pakistani e nigeriani. I dati regionali indicano che in Emilia-Romagna i pakistani sono la maggior comunità con 21.199 persone. Siamo secondi in Italia per i nigeriani (dopo il Veneto) con 12.606 individui. La comunità siriana, irakena e afghana sono invece presenze modeste a livello regionale.
FATTI TERRORISTICI. Negli ultimi undici anni in Italia sono avvenuti 68 eventi terroristici, non ovviamente attentati come siamo comunemente portati a pensare: si tratta di intemperanze violente in carcere, tentativi di proselitismo, gesti di autolesionismo. Dall’analisi Demoskopica l’Emilia-Romagna si colloca per fortuna al quarto posto dopo Lazio, Lombardia e Piemonte. In tutto la nostra regione ha visto sei casi terroristici monitorati, ovvero l’8,8 %del totale.
MUSEI A RISCHIO. Infine un capitolo sul museo come luogo di attacco terroristico ideale perché raccoglie folle e per il suo simbolo culturale “ferito”. In Italia, terra di musei, i visitatori sono stati 59 milioni nel solo 2017. L’Emilia-Romagna ne annovera un numero consistente ma nulla rispetto a di Lazio, Campania e Toscana. La nostra regione ha avuto 1,1 milioni di visitatori ma nessun museo è tra quelli ad alto rischio per numero di presenze.
FOREIGN FIGHTERS. Il Ministero degli Interni «è a conoscenza della presenza, consistenza numerica e dislocazione in Italia di sospetti Foreign Fighters, e quali siano i dati aggiornati?» Questa la richiesta principale contenuta in un'interrogazione presentata dal deputato emiliano di Forza Italia, Galeazzo Bignami, che sul punto lancia l'allarme soprattutto per quanto riguarda Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto in base alle recenti dichiarazioni di Lorenzo Vidino, direttore del programma sull'estremismo alla George Washington University, sul ritorno degli ex combattenti Isis e islamisti.
Carlo Gregori
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