Pd e obiettivo 2019: Sacca e Crocetta da riconquistare
L’analisi del voto dopo il 4 marzo si ferma ai quartieri storici Il segretario Bortolamasi: «Dobbiamo essere più presenti»
Dalla sconfitta delle politiche al possibile governo con il Movimento 5 Stelle, passando per la situazione modenese e la delicata sfida del 2019. Sono stati i temi affrontati venerdì sera a palazzo Europa, nell’assemblea cittadina del Pd che ha fatto il punto dopo la batosta del 4 marzo. «Partiamo da un dato - ha esordito il segretario Andrea Bortolamasi nella sua relazione - la sconfitta, per la sinistra, non ha precedenti. Una sconfitta che ha radici profonde: pensare di cavarsela con analisi autoassolutorie o rovesciando il peso, tutto il peso, sul segretario nazionale che si è dimesso, è una soluzione senza onestà e che soprattutto non ci aiuta nel realizzare la necessaria analisi». Il segretario ha quindi ricordato che «bisogna essere chiari: il risultato elettorale mette in discussione la tenuta stessa del partito. Abbiamo perso, non per colpa o per una responsabilità, ma perdiamo per molte vie: la prima, la più fragorosa, è il declino delle soluzioni che la sinistra ha offerto alle democrazie dell’occidente e per un vuoto di identità, di parole condivise, di un vocabolario comune». Quindi, un riferimento a Modena, con «la nascita di un “comitatismo” diffuso che parte da temi particolari, dettagliati e non sempre legati da una visione generale. Istanze dal basso che non trovano più mediazione nei corpi intermedi: un’urgenza di protagonismo soggettivo che è una delle chiavi del nostro tempo e che ha trovato nei social la strada maestra per manifestarsi». Passando al prossimo governo e alla possibilità di un accordo con i Cinquestelle, Bortolamasi ha fatto notare che «fa discutere il possibile dialogo tra noi e il M5S, ed è normale che sia così in un partito che si chiama “democratico”. Siamo indubbiamente combattuti: lo siamo perché abbiamo dato tanto in questi anni, essendo stati impegnati in governi in cui siamo stati costretti spesso, per senso di responsabilità, a mediazioni. Il dialogo non è mai sbagliato - ha però aggiunto Bortolamasi, citando le parole del segretario regionale Paolo Calvano - e il confronto aperto un primo passo per uscire dalla sterilità di questi mesi. Accettiamo la sfida e giochiamo all’attacco nei confronti di un movimento nato e cresciuto “contro” i partiti, che ha nel dna l’invettiva, che scade nell’insulto. Ritorniamo alla politica: se la scelta sarà quella del dialogo, non dovrà esser quella della subalternità». Tornando alla sfida delle amministrative 2019, Bortolamasi ha spiegato che «sapevamo ben prima di queste elezioni che l’elettorato fosse fluido e tutto fosse contendibile. Lo scorso 4 marzo, pur restando il primo partito ed essendo riusciti ad eleggere i due candidati di collegio, come partito abbiamo perso 15mila voti assoluti dal 2013. In questo quadro, le zone Crocetta, Sacca e San Lazzaro sono più in sofferenza di altre». Dopo aver mostrato una serie di slide, il segretario ha quindi fatto notare che «dove sicurezza e immigrazione si fondano in un unico sentire siamo in sofferenza: emerge anche a Modena il ruolo della Lega come forza egemone del centrodestra. Quando provocatoriamente mi chiedevo a cosa servissero iscritti ed organizzazione, mi chiedevo a cosa servisse l’organizzazione in un partito che è l’unico da esser rimasto tale. Ecco - ha aggiunto Bortolamasi - rimango convinto che per ripartire dopo il 4 marzo serva ancora un’organizzazione, un radicamento, non solo fisico, ma di “pensiero”: serve tornare dove non siamo più, con una presenza lì dove da tempo non siamo e non ci votano e uno spirito di comunità che in troppi luoghi non esiste più. Non ho soluzioni - ha concluso - se non quella che collegialmente vi proporremo come segreteria prima dell’estate: costruire, ricostruire e riannodare alleanze sociali, programmi. Li potremo chiamare forum o con altri nomi: ma ripartiremo da luoghi, concreti di confronto ed elaborazione, chiamando le forze della città, a costo anche di sentirci dire di no, ma abbiamo la necessità di esser ancora più presenti e pensanti. Ne va della tenuta del governo della città».
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