Camera di Commercio di Modena: troppe le partecipazioni inutili
L’ente camerale di Modena ha quote in 19 società, 2 in liquidazione. Contenimento costi: indicazioni insufficienti Critiche alla gestione di Modena Fiere: «Mancano controlli e i vincoli tra soci, provvedete»
Nessun controllo degli enti pubblici di riferimento per Modena Fiere. Decisioni rimandate sulla partecipazione al Centro ricerche produzione vegetale (Crpv) di Cesena e ad altri due enti. Mantenimento di una quota minima per il Porto Intermodale di Ravenna definita come «scelta strategica». Addio a settembre per Promo e Techo Holding. Nessuna indicazione su come operare tagli dei costi delle partecipate. Urgente necessità di adeguare le figure che le amministrano. È contrastata e a tratti duramente critica la fotografia che dà la Sezione di Controllo della Corte dei Conti Emilia-Romagna sulla Camera di Commercio di Modena. È contenuta nella deliberazione dei giorni scorsi che da un lato dà uno spaccato delle attività dell’ente camerale di via Ganaceto e dall’altro dà un giro di vite dopo il provvedimento di revisione straordinaria adottato nel settembre scorso. L’obiettivo è quello di esaminare a che punto sono i piani di razionalizzazione delle società partecipate. La conclusione è che c’è tanto da fare, soprattutto sui costi e i controlli della gestione. Vediamo cosa emerge.
I giudici contabili notano che la Camera di Commercio di Modena ha deciso di differire la decisione sulla sua partecipazione al Crpv di Cesena. L’attività di questa cooperativa non è proprio trasparente: su internet si trovano informazioni vecchie e generiche. E i giudici notano che è necessario valutare «l’effettiva coerenza dell’attività svolta con le necessità del territorio». In altre parole se i soldi pubblici che la finanziano sono spesi bene per Modena. Stessa decisione – rinviare la scelta sul da farsi – per Unioncamere servizi srl e Tecno Holding Spa. Si è invece deciso di mantenere la quota dello 0,36% della società Porto Intermodale di Ravenna Sapir Spa (il 52% è a partecipazione pubblica) perché ritenuta dalla Camera «servizio di interesse generale». Risulta che dal 2017 è in vigore un patto di consultazione non vincolate tra i principali enti pubblici e privati dai quali l’ente camerale modenese risulta escluso.
La revisione ha però riguardato soprattutto le partecipazioni dirette possedute e “fotografate” nel settembre 2016 e due società collegate a Promo Scrl, unica società controllata da via Ganaceto per il 90% delle quote in via di dismissione.
I giudici contabili ritengono però che rientrino nei piani di razionalizzazione anche le partecipazioni «tramite società soggette a controllo congiunto». E a quella data l’ente aveva partecipazioni dirette per 19 società, delle quali due in liquidazione e otto appartenenti al sistema camerale, costituite in base al modello “in house providing”. Di queste si chiede il contenimento dei costi per tre (Istituto Nazionale Ricerche Turistiche Isnart, Uniontrasporti, Unioncamere Servizi) ed è prevista la cessazione per tre partecipazioni entro il 30 settembre prossimo (Crpv, Promo e Tecno Holding). C’è poi la quota dello 0,3% di Aeroporto Marconi Bologna, regolamentata dalla quotazione di borsa.
La stangata dei giudici riguarda invece la gestione di Modena Fiere Srl. La società, in perdita nel biennio 2014-15 (ma per il primo semestre 2017 ha annunciato un bilancio in positivo, ndr), è partecipata dall’ente camerale per il 14,6%; è la stessa quota di Comune e Provincia (il resto a capitale pubblico maggioritario più un 51%, compresa Promo). Scrivono i giudici: «Si rileva che l’insussistenza del controllo pubblico sembrerebbe correlata all’inesistenza formale di vincoli legali, contrattuali, statutari e di accordi parasociali, pur in presenza di una quota pubblica maggioritaria di capitale». Il rimedio a questo stato: «Si rende necessario che l’ente camerale assuma le iniziative del caso presso gli altri soci pubblici per rendere coerente la situazione giuridica formale con quella desumibile dai comportamenti posti in essere». Bisogna insomma adeguare lo statuto, aggiornato da poco (dicembre 2017), che prevede solo un consiglio di amministrazione di cinque membri.
Per le società assoggettate alla revisione straordinaria (e anche quelle possedute indirettamente da Porto Ravenna) si deve adeguare lo statuto sociale dato che oggi il consiglio prevede fino a undici componenti.
Per quanto riguarda Unioncamere E-R Servizi Srl, partecipata al 16,2%, la società serve a acquistare, ristrutturare e gestire gli spazi per le attività camerali. E via Ganaceto prevede una revisione degli organi di gestione con la scelta di un amministratore unico e la riduzione o l’azzeramento del compenso.
Isnart e Uniontrasporti vengono invece mantenute «con previsione di una generica azione di razionalizzazione senza alcuna indicazione delle modalità di attuazione», come richiedeva il questionario. Risultano infine ancora in corso le procedure di liquidazione iniziate ben cinque anni fa (2013) per Retecamere Scrl e tre anni fa (2015) di Job Camere Srl (agenzia interinale).
«Da ultimo la sezione rileva la mancata esplicitazione di azioni di razionalizzazione mediante il contenimento di costi di funzionamento delle società partecipate. Ciò, evidentemente, nell’implicito presupposto della non necessità di tali azioni».
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