Competitoor, e-commerce e le strategie dei prezzi
Gli ingegneri del web della giovane azienda supportano i clienti e i loro marchi nel monitoraggio dell’andamento e delle variazioni dei prodotti nel mondo
Con Competitoor, start-up carpigiana attiva da oltre due anni nel settore delle strategie dei prezzi, è possibile operare il riconoscimento dei dati e l’analisi anche giornaliera delle fluttuazioni di prezzo dei prodotti in e-commerce per aiutare le aziende a fare il prezzo migliore on-line. Competitoor consente ai brand di monitorare in maniera capillare la propria rete distributiva e i prezzi a cui vengono venduti i prodotti nel mondo. La start-up di Carpi, nata da un’idea di Maximilian Lanaro e Davide Lugli, conta oggi 13 dipendenti tra Londra e Modena e un aumento del numero dei prezzi controllati per conto dei clienti da 3 milioni a 30 milioni nel giro di un anno. Manca però ancora il riconoscimento economico da parte del mercato che, condizione comune alla maggior parte delle start-up, tarda spesso ad arrivare. Ne parliamo con Davide Lugli, co-fondatore di Competitoor.
Com’è nata Competitoor?
«Insieme con Maximilian abbiamo fondato Competitoor dopo un’esperienza decennale di attività di sviluppo nel campo dell’e-commerce. In questi anni di consulenze sempre più clienti ci chiedevano che strategia utilizzare per fare i prezzi online. In Internet, infatti, il rischio che si corre è quello di praticare prezzi tali da ritrovarsi fuori dal mercato e quindi di non vendere nulla. Con questo presupposto abbiamo deciso di creare Competitoor: un supporto di consulenza basato sui bisogni di chi vende on-line».
Come si spiega il funzionamento di questa piattaforma a chi è digiuno di intelligenza artificiale?
«Competitoor è uno strumento che in una prima fase riconosce i prodotti simili per caratteristiche comuni, ad esempio sa capire le caratteristiche di un casco da moto e trovare tutti i prodotti che rispondono a quelle specifiche caratteristiche. In un secondo momento il sistema mette a confronto tutti i prezzi e ne analizza i cambiamenti controllando i dati giornalmente. Tutto questo grazie, appunto, all’intelligenza artificiale e al machine learning che permette di gestire milioni di dati in pochissimo tempo con algoritmi studiati su misura per i bisogni di ciascun cliente».
Come si sta evolvendo il vostro business?
«A ottobre 2017 il fondo Primomiglio Sgr ci ha aiutati a portare a termine un aumento di capitale di 469mila euro, necessario per permetterci di crescere anche fuori dall’Italia dove ormai siamo leader. Da un anno siamo sbarcati a Londra dove sono concentrati, in misura del trenta per cento, i siti e-commerce europei. Più recentemente siamo stati in California all’interno dell’acceleratore Plug&play, uno dei più importanti incubatori di start-up al mondo, ed è dagli Stati Uniti che ci siamo accorti dell’importante margine di crescita che si può realizzare nell’e-commerce in Italia. Nel nostro Paese, nonostante la crescita a due cifre degli ultimi anni, in questo momento fa solo il 4-5 per cento delle vendite contro il 10 per cento di Francia e Germania. Ad oggi metà dei nostri clienti sono attività solo e-commerce e l’altra metà sono aziende manifatturiere come Errea, Pinko, Piquadro, Garmin e altri».
Qual è il vostro rapporto con la realtà di Modena?
«Noi siamo nati a Modena e vogliamo restarci il più possibile. Purtroppo però qui l’ambiente non è così favorevole come dovrebbe essere. Le competenze specializzate, come ingegneri e programmatori, scarseggiano e ci sono incentivi insufficienti. Il nostro obiettivo principale resta avere un’azienda modenese unica nel suo genere con l’obiettivo di espanderci e farci conoscere anche fuori dall’Italia dove l’e-commerce ottiene risultati molto importanti ».
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