Modena, via IV Novembre in mano agli sbandati
Spaccio a tutte le ore del giorno, usano gli angoli del piazzale per drogarsi, sporco ovunque: «Non siamo più sicuri»
MODENA. Se si avesse tempo da perdere, anziché essere impiegati impegnati a lavorare onestamente, si potrebbe stare tutto il giorno ad una delle tante finestre degli uffici che si affacciano sul piccolo spazio verde per godersi “lo spettacolo” di degrado e spaccio che va in scena - quotidianamente - da mesi. Certo, dopo aver anche pulito l’ingresso degli stabili dove ci sono varie attività lavorative dai resti inequivocabili delle notti brave, tra droga ed alcol, di un gruppo di persone che qui sosta regolarmente.
Questa la situazione con cui deve convivere chi lavora in viale IV Novembre, in zona stadio. Dove hanno sede l’Arci Modena, il Vibra Club, l’Uisp Modena, la Fipsas (Associazione pesca e attività subacquee), l’Asd Nuoto Sub Modena - Bruno Loschi, l’associazione volontari Ancescao (comitato anziani e orti di Modena) e Acae (associazione cristiana attività espressive).
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«Tutte le mattine sono costretta a pulire vomito, escrementi, rifiuti di ogni genere e a raccogliere bottiglie di plastica, con sopra della carta stagnola e un buco laterale in cui è inserita una specie di cannuccia, probabilmente usata per aspirare droga, davanti all’ingresso dello stabile in cui lavoro - racconta un’impiegata - non solo, perché hanno anche creato un buco in un gradone per nasconderci delle “dosi”. Sono un gruppo di ragazzi di nazionalità marocchina e qualche giovanissima ragazza italiana che sosta qui nottetempo e che più di una volta ho visto bucarsi con una siringa tra le dita dei piedi, in pieno giorno. Il mio è un ufficio pubblico e in tanti clienti, vedendoli, prima mi chiamano al telefono chiedendomi di farli spostare perché hanno paura ad entrare. Abbiamo segnalato la situazione alla municipale, con tanto di foto, ma non è mai cambiato nulla».
Dalle 11 alle 12,30, quando ancora c’è una certa calma, si può infatti ammirare un ragazzo che tra una controllata al cellulare e uno sbadiglio se ne sta comodamente seduto su una panchina in legno del piccolo prato presente tra gli edifici, con un piede nella scarpa e uno invece scalzo e incerottato tra l’alluce e l’illice. Dove probabilmente si è fatto un foro con una siringa, di certo non a scopo medico. Magari dopo aver dormito nel prato sulla coperta ancora stesa alle sue spalle dove sta riposando il suo cane. Intorno alle 13, poi, a raggiungerlo è un connazionale che, in bici e proveniente da via Padre Candido, si mette a parlare con lui evidentemente per contrattare qualche dose di droga da smerciare altrove. Ma il clou della “movida” - quello in cui domanda ed offerta in fatto di stupefacenti si incontrano - è più tardi.
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«Nel pomeriggio il gruppetto sta accampato nel parco qui fuori, seduto sulle panchine e sul tavolo - puntualizza l’impiegata - ed è un continuo via vai di gente che arriva, parla con loro e poi se ne va. Non ci sono dubbi sia per motivi di droga. Una volta ho visto addirittura una donna che è venuta qui e si è incontrata con il suo uomo: lui le ha nascosto qualcosa dentro la carrozzina in cui c’era un bimbo piccolo e poi lei si è allontanata. Mentre un altro giorno ho visto un ragazzo che scavava nel prato per nascondere merce sospetta. Una sera, invece, in cui avevamo una riunione in sede il mio titolare ha sentito dei rumori ed è uscito fuori. Ha sorpreso uno di quei marocchini che, con una siringa in mano, stava per bucarsi il braccio. Lui gli ha detto: “Capo non preoccuparti, non ti faccio niente”. E’ vero, non sono mai violenti. Ma tutto questo non mi sembra comunque normale. Sfruttano i nostri spazi mettendo a rischio la nostra sicurezza e quella di chi deve usufruire dei servizi delle tante associazioni che gravitano qui intorno».
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