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Visita a pagamento per far prima le cure Però è tutto da rifare

di Serena Arbizzi
Visita a pagamento per far prima le cure Però è tutto da rifare

Il medico privato prescrive la terapia, ma per l’Ausl non vale L’Azienda: «È la legge a prevedere due percorsi separati»

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Si è recata al Ramazzini per prenotare una visita dall’ortopedico, ma i tempi di attesa sarebbero stati di oltre due mesi per ricevere la prestazione nell’ospedale carpigiano. Così, si è recata da un medico privato per ottenere l’appuntamento in tempi più brevi. Il medico, dopo avere fatto la diagnosi alla paziente, le ha detto che avrebbe dovuto sottoporsi a infiltrazioni. Prestazione che avrebbe potuto avvenire anche all’Ausl, su suggerimento del medico privato. Una volta ritornata all’Ausl, però, la signora ha scoperto che avrebbe dovuto affrontare nuovamente il percorso da capo. Sottoponendosi per una seconda volta, con doppio dispendio di denaro, alla medesima visita a cura di uno specialista dell’Ausl. Questo quanto accaduto a una 82enne di Carpi che si è recata dall’ortopedico per curare il male alle ginocchia. «Siamo rimaste esterrefatte - racconta la figlia dell’82enne - Non riuscivamo a credere di dovere affrontare per la seconda volta la stessa visita, con conseguente dispendio di tempo e di denaro. Chissà quanto tempo passerà prima di poter fare le iniezioni...».

L’Ausl ieri mattina ha contattato la figlia della signora per prestare attenzione al caso. «La signora si è recata al Punto unico di prenotazione e assistenza di base (Cup) richiedendo una visita specialistica - che l’Ausl garantisce per legge nei trenta giorni in almeno una struttura del distretto di riferimento - esprimendo una chiara preferenza per una sede specifica - dichiara l’Ausl - A titolo esemplificativo, per analoga richiesta effettuata in data odierna, la disponibilità della stessa prestazione è garantita entro i quindici giorni su tre strutture collocate nel Comune dove si trova anche la struttura scelta dalla signora. Decidendo poi volontariamente di recarsi in libera professione, la signora ha ricevuto una informazione non corretta e si è recata nuovamente al Punto unico di prenotazione alla ricerca di un posto per una prestazione di secondo livello, che l’Ausl garantisce su percorso interno per i pazienti vistati dai propri specialisti. Questo non al fine di ostacolare i cittadini nel reperire le prestazioni ma anzi per offrire un percorso completo di primo accesso, diagnosi e terapia presso le proprie strutture. Quanto accaduto, dunque, è indipendente dall’organizzazione che l’Azienda deve garantire - e garantisce - affinché visite ed esami di diagnostica siano disponibili nei tempi previsti (rispettivamente entro trenta e sessanta giorni). Ciononostante, l’Ausl cercherà di offrire alla signora un percorso più lineare, in cui la priorità, è bene ricordarlo, rimane la risposta al bisogno di salute e non alla preferenza sulla struttura erogatrice».

Sul caso interviene anche la dottoressa Giuliana Fabbri, responsabile dell’accesso alle prestazioni specialistiche ambulatoriali.

« Il Ramazzini esegue visite ortopediche un po’ particolari, come per chirurgia della spalla o del ginocchio - sottolinea Fabbri - Il medico manda lì il paziente soprattutto se intravede la necessità di un trattamento chirurgico altrimenti richiede soltanto la visita ortopedica. La signora ha deciso di andare in libera professione dove qualcuno le ha dato un’informazione sbagliata dicendo che l’infiltrazione poteva essere prenotata direttamente al Cup perché sono prestazioni di secondo livello che tendenzialmente i professionisti del sistema sanitario nazionale si prendono in carico quando vedono il paziente e hanno fatto la valutazione clinica. Questo per garantire un percorso ben fatto. Si tende ad affrontarlo tutto sotto lo stesso regime. È la legge che prevede due percorsi completamente separati. Scelta che non è stata fatta solo per le infiltrazioni ma per molte altre prestazioni di secondo livello. Non ci laveremo le mani comunque per quanto riguarda il caso» conclude la dottoressa Fabbri.

In tutta la provincia sono circa ottocento le prenotazioni per quanto riguarda le visite di primo accesso per una valutazione di possibile patologia ortopedica.

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