Carpi: bimbo morto soffocato, ecco perchè la madre è indagata
Avviso di garanzia ad Anna Beltrami per l’omicidio del figlio di 4 anni. Atto dovuto: ha nominato un tecnico per l’autopsia
Il dolore per la morte di un figlio che aveva allevato anche dopo la separazione dal padre (rientrato a Carpi appena appreso la drammatica notizia). E ora la consapevolezza che stanno indagando su di lei per quello che continua a sostenere essere stato soltanto un incidente. Anna Beltrami ha infatti ricevuto un avviso di garanzia in cui si parla di omicidio volontario aggravato contro il discendente. La Procura, guidata da Lucia Musti, vuole capire se il decesso del piccolo Nicolas sia imputabile o meno alla madre e il provvedimento punta a garantirle la massima tutela possibile. Perché ieri, presso l’istituto di Medicina legale del Policlinico, sono iniziati gli accertamenti autoptici sul corpo del bimbo di 4 anni, morto per soffocamento il 23 aprile. E l’indagata, come prevede la Legge, ha potuto nominare un perito di parte che potrà partecipare e fare valutazioni a difesa della donna semmai ce ne fosse bisogno.
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L’iscrizione nel registro degli indagati arriva a distanza di una settimana di accertamenti svolti dai carabinieri della Compagnia di Carpi. Ci sono alcuni lati oscuri che il verosimile racconto di Anna Beltrami non è riuscito a dissipare. «Il bambino aveva un pupazzetto in bocca - ha raccontato la madre alla Gazzetta nelle ore successive al disperato ricovero, comprensibilmente straziata - Gliel’ho tolto io. Abbiamo raccontato tutto ai carabinieri».
E con gli investigatori la madre ha ricostruito la giornata del 23 aprile, compresa quell’uscita improvvisata sull’argine del cavo Lama, a ridosso del territorio tra Carpi e Soliera. Nicolas voleva lanciare dei sassi nel canale ormai stracolmo di acqua e pronto per l’irrigazione agricola. Poi aveva chiesto di poter giocare a nascondino ed era corso in un luogo ancora più isolato, a ridosso di un albero, nascosto tra l’erba alta. Proprio lì, ormai esanime, l’ha trovato qualche istante dopo la donna, mentre le vie respiratorie erano ostruite da un pupazzetto di plastica, che lei sostiene di aver tolto prima di caricare il figlio in auto e dirigersi verso l’ospedale Ramazzini.
Ma perché non ha chiesto aiuto al 118 usando il telefono? E perché andare in un’area così piena di potenziali pericoli? Domande che la Procura si è posta, delegando ai carabinieri ogni accertamento possibile anche attraverso diversi sopralluoghi effettuati ed ascoltando le persone più vicine alla ragazza. Che dalla morte del figlio si è chiusa in un più che condivisibile silenzio, spegnendo il telefono, cancellando la propria vita anche dai social network.
Mercoledì è però arrivato l’atto di iscrizione nel registro degli indagati e ha potuto nominare un difensore. Sarà l’avvocato Luca Brezigar a rappresentarla. «L’avviso di garanzia della Procura va inteso come un atto dovuto - spiega il legale - L’unica cosa che chiedo è che non si inneschi un processo mediatico a fronte di una situazione dolorosa e senza alcuna certezza. Non ci sono state comunicazioni ufficiali della Procura e neppure arresti. Quindi siamo soltanto nel campo di un’ipotesi investigativa, che va approfondita semmai la si ritenesse sostenibile in fase processuale. È necessario per tutti attendere l’esito dell’autopsia perché il racconto della mamma è aderente alla realtà altrimenti non ci troveremmo in questa situazione di completa incertezza. Fino a quando i periti non daranno delle risposte credo non si possa trarre alcuna conclusione».
Servirà comunque tempo per avere delle evidenze scientifiche, ma già nei prossimi giorni sarà possibile ottenere alcune indicazioni utili a dissipare i punti oscuri sulle cause della morte per soffocamento del bambino, i cui genitori hanno deciso di donare gli organi per permettere ad altri di vivere nel ricordo di Nicolas. (fd)
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