Ieri avvocati in sciopero per la riforma carceraria
«Ci siamo astenuti dalle udienze per un giorno per protestare contro la mancata riforma penitenziaria. La riforma è pronta ed è stata licenziata dalle Commissioni di Camera e Senato ma non arriva...
«Ci siamo astenuti dalle udienze per un giorno per protestare contro la mancata riforma penitenziaria. La riforma è pronta ed è stata licenziata dalle Commissioni di Camera e Senato ma non arriva alla Commissione speciale in vista della approvazione. La nostra protesta vuole richiamare l’attenzione su questo passo da fare subito prima che scada la delega». Parla l’avvocato Giampaolo Ronsisvalle dell’Osservatorio Carcere e Magistrato dei sorveglianza per la Camera Penale di Modena. Come i suoi colleghi, anche lui ieri si è astenuto dalle udienze. «Con noi hanno protestato anche alcune associazioni che si occupano della realtà carceraria modenese – aggiunge e sono Carcere Città, il Movimento per la riforma dello spirito e Porta aperta. Aspettiamo da trent’anni una riforma penitenziaria seria, dalla Legge Gozzini».
Gli obiettivi dei penalisti sono la semplificazione della procedura decisionale del Magistrato di Sorveglianza; un maggiore utilizzo dei braccialetti elettronici per la sorveglianza di chi è agli arresti domiciliari, anziché la detenzione in carcere; maggior ricorso alle misure alternative alla detenzione; l’eliminazione degli elementi ostativi all’applicazione di misure alternative ponendo il detenuto al centro del percorso di reinserimento sociale. Tutto questo, ribadiscono, non varrebbe per la criminalità organizzata.
Come spiega Ronsisvalle, «la riforma dell’ordinamento non può essere definita come una legge “svuota carceri” o, peggio, “salva ladri”: i decreti sono il frutto del lavoro di illustri giuristi che ad essa, a partire dall'istituzione, nel 2015, degli Stati Generali sull'esecuzione penale, hanno dedicato tempo e risorse; dev’essere, inoltre, evidenziato che la riforma dell’ordinamento penitenziario è stata sollecitata anche dalle istituzioni europee e, quindi, affossarla costituirebbe un atto politico irresponsabile. Questa riforma costituisce un primo passo verso l’attuazione dell’articolo 27 della nostra Costituzione; la pena per essere effettiva dev’essere anche essenzialmente rieducativa, mirare al reinserimento sociale del condannato e, di conseguenza, se tale principio venisse disatteso ne conseguirebbe un grave pregiudizio per la società».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google