La strada che uccide, cinque vite stroncate nel giro di due anni
Castelvetro. Tutte sulla provinciale 569 in pochi chilometri Il sindaco: «Sono affranto, ma bisogna rispettare i segnali»
CASTELVETRO. Giovanni Torrisi, Marco Rossi, Youssef Intissar. Tutti accomunati dallo stesso destino, tutti morti nel raggio di pochi chilometri sulla strada provinciale 569. A questo doloroso elenco si sono aggiunti ieri mattina Francesco Santoro e Massimo Belletti. Anche loro deceduti per un incidente stradale su quella strada che conduce da Vignola a Maranello e poi a Fiorano e Sassuolo. Dal 5 aprile 2016 a ieri, quindi nel giro di poco più di due anni, ci sono state 5 vittime, tutte tra Solignano Nuovo e l’incrocio con via Sant’Eusebio (seppur lo schianto in cui morì Intissar fu alquanto anomalo).
Ma, al di là dei singoli casi, quel tratto resta particolarmente insidioso, sia per l’intenso traffico - anche di mezzi pesanti - nelle ore di punta sia per la presenza di diversi incroci con le vie secondarie.
«È una strada di competenza provinciale - specifica il sindaco di Castelvetro Fabio Franceschini - e ogni eventuale intervento deve passare da quell’ente. Non dimentichiamo, però, il momento che stanno attraversando le province come istituzioni: non possono permettersi chissà quali preventivi di spesa. L’unica soluzione, eventualmente, sarebbe quella di programmare una serie di interventi a lungo termine, realizzando delle rotonde al posto degli attuali incroci. Anche se nel caso dello schianto di ieri siamo di fronte a una mancata precedenza. Mi dispiace molto per le vittime, ma se ci fosse stato il rispetto della segnaletica non sarebbe successo niente».
Molti puntano il dito anche contro la presenza di troppi tir: «Io, come sindaco, - puntualizza Franceschini - sarei il più contento di tutti se il traffico pesante venisse dirottato sulla Pedemontana, una strada che al momento, però, non esiste. Cercare di trovare delle responsabilità perché non abbiamo fatto la Pedemontana e il camion è passato di lì mi pare eccessivo. Ripeto, sarei io il più felice di tutti se ci fosse la Pedemontana, perché sarebbe bene che su quella strada non circolassero dei camion. E sarebbe bene anche che si alleggerissero le norme per questi appalti, a maggior ragione se già finanziati. La Provincia fa quel che può, ma la burocrazia è una roba che fa pena. Detto ciò - conclude il primo cittadino - noi abbiamo l’abitudine di dover trovare delle responsabilità, ma a volte, secondo il mio modesto parere, le cose succedono anche per fatalità».
Fatalità che ha stroncato la vita di Massimo Belletti, trasportatore 53enne di Savigno (Bologna) e quella di Francesco Santoro, operaio 52enne. Quest’ultimo, nato a Catanzaro, viveva da una quindicina d’anni da solo a Castelvetro in via Mascagni e lavorava in una ditta metalmeccanica a Bazzano (Bologna): lascia un fratello e una sorella.
«Era una persona fantastica, come un fratello per me - racconta un’amica - Era buono, generoso e cortese: una di quelle persone sane, sempre disponibili ad aiutare gli altri. Era eccezionale». (gib)
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