Lavoro, salgono occupati e disoccupati
Il paradosso di un’economia che va a due velocità. Volano l’export e la meccanica, ristagna l’edilizia e cala il commercio.
La locomotiva dell’economia modenese è tornata a correre, anche più veloce di prima della crisi in alcuni settori, ma il treno che si porta dietro è sempre più vuoto di passeggeri e merci. Calano addirittura i residenti tra i 24 e i 65 anni, nella nostra provincia, e i modenesi con la valigia sono sempre di più, contribuendo ad assottigliare quelle generazioni di mezzo che sono state la spina dorsale dell’apparato produttivo modenese.
È questa l’immagine poco consolatoria scattata dall’Ires Emilia Romagna, l’istituto di studi economici e statistici della Cgil che segue da vicino gli spostamenti monetari e produttivi delle nostre aziende. Le loro analisi sono l’orizzonte pratico in cui si muovono le strategie del maggior sindacato sul territorio che ogni giorno, a ogni trattativa o chiusura aziendale, deve fare i conti con un lavoro sempre più volatile e sempre più povero.
«Sembra un paradosso ma i dati dell’ultimo biennio indicano che a Modena sono aumentati sia gli occupati che i disoccupati, in un contesto dove la popolazione non aumenta o addirittura diminuisce - ha spiegato la segretaria Cgil Manuela Gozzi nella presentazione dello sciopero provinciale di otto ore previsto per il 10 maggio - Mancano gli investimenti delle aziende, anche in quelle più grandi, continuano a essere sempre bassi rispetto alle necessità di un’economia competitiva, mentre ai lavoratori viene chiesto di costare sempre meno».
Nella banca dati dell’Ires ci sono centinaia di cifre e dati incolonnati che però, in questa fase, vanno tutti nella stessa direzione; indicano, anche nella nostra provincia, la buona salute delle aziende che hanno una forte vocazione alle esportazioni, come la meccanica e la mecatronica e il biomedicale, mentre arrancano quelle che si rivolgono al mercato italiano, come le piastrelle che soffrono della crisi dell’edilizia.
La prova del nove è rappresentata dai consumi che continuano a ristagnare. Insomma, mentre i vagoni di testa corrono a pieno regime quelli di coda vanno a rimorchio, magari slittando sui binari. «Pensare che il rafforzamento dell’economia porti a un livello di occupazione pre-crisi è una pia illusione - chiarisce senza preamboli Valerio Vannelli dell’Ires che ha curato la ricerca - Il fatturato complessivo raggiunge livelli record rispetto agli ultimi sei anni, con una media annuale del + 6,2%, e pure la produzione viaggia sul +5,2%. Certo, fanno eccezione le costruzioni che indicano una previsione del +0,18% per quest’anno; va detto però che in questa media è compreso il balzo in avanti delle grandi imprese con il +2,3% a fronte del +0,1% di quelle più piccole, sostanzialmente ferme. Anche il commercio soffre, ed è l’unico settore in calo nel biennio, con un calo medio dello 0,3%. Al contrario vanno a gonfie vele le esportazioni, che rispetto al 2008, ultimo anno quasi felice per l’economia prima della crisi, oggi registrano un +16% secco. Continuano però a ridursi le aziende: dal 2009 ne abbiamo perse 3 mila».
E il paradosso del boom di occupati e disoccupati insieme? Prima di tutto c’è l’estrema disinvoltura delle aziende nel cambiare contratti a seconda delle convenienze: ad esempio nell’ultimo decennio i lavoratori dipendenti sono aumentati del 9,3% mentre sono calati del 20% gli autonomi, con gli incentivi statali a fare da bussola. Quando questi ultimi mancano ecco che tornano i contratti a termine.
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