Gazzetta di Modena

Modena

Modena, nomadi, stop a due microaree

 Modena, nomadi, stop a due microaree

Non ci sono i soldi per realizzarle. Il Comune blocca i progetti per Modena Est 

2 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Qualcuno in Cavo d’Argine sarà un po’ più sereno, mentre ad avere qualche pensiero in più saranno Divisione Acqui e Stradello Panaro. Perché il Comune di Modena ha deciso di fare retromarcia sul piano che prevedeva l’aggiunta di due nuovi “pezzi” al mosaico delle microaree dove sono ospitati i nomadi, interrompendo così un processo iniziato undici anni fa con lo smantellamento del grande campo di via Baccelliera. In sostanza, dopo aver smembrato il campo nomadi creando diverse aree più piccole, anticipando così il processo partito in tutta la regione, ora l’amministrazione comunale ha deciso di rinunciare alla creazione di due nuove microaree previste in via Cavo d’Argine, ai Torrazzi.

Microaree che, come annunciato un anno fa dall’assessore regionale alle Politiche sociali Elisabetta Gualmini, sarebbero nate per sostituire aree più grandi e problematiche, in linea con la politica avviata in città nel 2007: in particolare, le due nuove microaree avrebbero dovuto prendere il posto dei campi nomadi che attualmente si trovano in Stradello Panaro e in via Divisione Acqui, mentre dalla Regione era previsto un finanziamento complessivo pari all’80% del costo. Un percorso che, sempre secondo le parole dell’assessore Gualmini, è stato pensato per «diminuire le tensioni e il degrado che spesso si accompagnano ai grandi campi e per favorire situazioni di abitazione gestibili, in cui i costi e i doveri di manutenzione sono interamente nelle mani degli abitanti».

Per quanto riguarda Modena, dunque - i contributi sono previsti anche per Carpi e Campogalliano - il progetto prevedeva la realizzazione di due microaree in via Cavo d’Argine per risolvere problemi di sovraffollamento in via Stradello Panaro - dove l’area nomadi sorge accanto a un elettrodotto - e in Divisione Acqui. Progetto per il quale, dunque, la giunta ha deciso di fare retromarcia: il Comune ha così deciso di rinunciare al contributo regionale e di non smantellare le due aree nomadi esistenti. Alla base della rinuncia ci sono soprattutto motivi economici: il contributo, infatti, prevedeva comunque un investimento da parte dell’amministrazione comunale, e vista la situazione delle casse di piazza Grande, la giunta ha depennato l’interventodalle priorità.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google