Perseguita un vigile e due ex: condannato
Un agente della polizia penitenziaria di 48 anni (già trasferito in altra sede) è stato condannato in tribunale a un anno e tre mesi di carcere per stalking (è stato prosciolto invece da accuse di...
Un agente della polizia penitenziaria di 48 anni (già trasferito in altra sede) è stato condannato in tribunale a un anno e tre mesi di carcere per stalking (è stato prosciolto invece da accuse di percosse perché le querele sono state ritirate). L’uomo, agli arresti domiciliari e difeso dall’avvocato Gianfranco Balugani, è stato ritenuto colpevole della persecuzione violenta e insistente di due ex conviventi entrambe residenti in provincia di Modena. Due casi di violenze verbali e minacce di morte con appostamenti e molestie domestiche ripetute.
La prima vicenda riguarda la sua ex e il suo nuovo compagno, un agente di polizia municipale. Numerosi gli episodi discussi al processo, tutti centrati sull’odio profondo contro il vigile con il quale l’uomo cercava un confronto violento. Una volta è andato a casa del rivale dicendogli di lasciarla perdere. «Altrimenti ti spacco la faccia. Ti polverizzo!» Un’altra volta lo vede in un bar, entra e gli intima di “mettersi a sua disposizione” altrimenti se la sarebbe vista con lui. Arriva a presentarsi al comando della municipale e dire a due colleghi del “rivale”, in quel momento assente: «Questa volta lo schianto sul collo», espressione che si lascia perfettamente capire. Subito dopo, per provare le sue intenzioni, mostra una foto nella quale imbraccia un fucile e tiene in mano una pistola. «La mia auto è un’armeria», conclude la sua presentazione da riferire al rivale.
Il secondo caso è quello di una ex di lungo corso, una donna che è stata con lui per cinque anni, e che al momento in cui lo ha lasciato si è trovata bersagliata da offese e minacce di morte.
La donna, che cercava di trasferirsi in un centro abitato fuori provincia, lontano da lui, lavorava in una fabbrica. Un giorno il suo ex compagno si presenta e le sputa in faccia in pubblico offendendola e giurandole che l’avrebbe pagata per averlo lasciato e non voler più tornare con lui.
Questa frase - «Te la farò pagare» - ritorna spesso tra le accuse evocate in aula. Ma nell’episodio più drammatico è andato molto oltre. Una sera si fa avanti mentre la donna e il suo nuovo compagno scaricano la spesa sotto casa. Lui li aggredisce alle spalle e li fa cadere a terra. Poi si toglie la cintura e tira giù i pantaloni. «Vi piscio addosso. Vi schiaccio la testa con le mie mani». Frasi che suonano oscene oltre che terribili ma che riportiamo volutamente per dare idea della violenza messa in scena dall’uomo che non si rassegnava all’abbandono della donna. In questo e nel precedente caso, la sua insistenza ossessiva si era anche manifestata con suonare il citofono delle case delle ex .
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