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Studenti disabili e Dsa l’ateneo riduce gli ostacoli

di Saverio Cioce
Studenti disabili e Dsa l’ateneo riduce gli ostacoli

Solo per i disturbi dell’apprendimento ce ne sono 340, in tutto sono 640 «In base alla valutazione medica si cercano le compensazioni negli studi»

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I primi tre studenti disabili hanno mosso i primi passi timidamente in facoltà nel 2007. Quest’anno, dieci anni dopo, gli studenti con certificato medico per Dsa (Disturbo specifico nell’apprendimento) sono diventati 340, di cui 140 iscritti al primo anno; se a questi casi poi aggiungiamo gli iscritti con problemi più gravi, come tetraplegia, paraplegia, sordità, cecità con i vari gradi di impedimento fisico ecco che la cifra totale degli iscritti sale a 640 su circa 22 mila iscritto all’ateneo di Modena e Reggio.

«Siamo all’1,5% del totale degli studenti, ma probabilmente abbiamo la percentuale più alta d’Italia rispetto alla popolazione studentesca - riassume il prof. Giacomo Guaraldi, responsabile del Servizio Accoglienza Studenti Disabili della nostra università - Con la legge del 1999 e la successiva del 2010 sono stati fissati obblighi e modalità in capo agli atenei per l’assistenza ai disabili. La prima attività in cui siamo impegnati è quella di uno sportello di orientamento. Un esempio? Mettiamo il caso di un giovane con problemi di dislessia nei calcoli aritmetici e che vuole iscriversi alla facoltà di matematica; bene, noi cerchiamo in tutti i modi, con esempi concreti, di fargli toccare con mano quei limiti che si troverà davanti e che magari non conosce. Quasi sempre c’è un accordo finale e l’iscrizione segue vocazioni più funzionali alla disabilità. Il nocciolo delle valutazioni e rovesciato rispetto alla vecchia impostazione che puntava a superare e ad annullare i problemi che ostacolavano l’apprendimento: noi partiamo da ciò che lo studente vuole e può fare, valorizzando al massimo le capacità che esprime al di fuori dell’handicap».

Dei vari aspetti legali e organizzativi per l’inserimento degli studenti si è parlato ieri in un convegno che ha fatto il punto della situazione.

La svolta copernicana è rappresentata dalla certificazione dei disturbi dell’apprendimento, su cui la legge ha messo paletti molto precisi. La valutazione medica deve essere fatta da medici della sanità pubblica, essere successiva al diciottesimo anno d’età e comunque mai più vecchia di tre anni. Una volta che il certificato viene emesso, lo studente ha diritto a un’accoglienza scolastica che mira a compensare gli svantaggi.

«È proibito parlare di facilitazioni nei programmi e nelle valutazioni - sottolinea Guaraldi - Ci possono essere sussidi dal computer al sintetizzatore vocale per migliorare la comunicazione, ma anche programmi personalizzati, come la suddivisione dell’esame in due parti, oppure si privilegia una versione orale piuttosto che scritta a seconda delle migliori attitudini del candidato. Ma non è vero, come dice qualcuno, che ci sono agevolazioni. Tutto è certificato passo per passo in maniera ufficiale».

In questi anni non sono mancati gli allievi d’eccellenza: ora l’ateneo, visti i numeri in gioco, vuole monitorare sia i risultati degli studenti Dsa o disabili, sino alla laurea, così come l’inserimento lavorativo dopo gli studi.

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